Consulta: con l’elezione di Tesauro si consolida prassi non meritocratica

Con l’elezione di Tesauro, ‎la Corte costituzionale sceglie per l’ennesima volta un presidente che andrà in pensione tra tre mesi. In questo modo, grazie alla sensibilità dei propri colleghi, anche Tesauro avrà un aumento significativo di stipendio, l’immancabile pensione d’oro e altri benefit. E, cosa ancora più grave, anche Tesauro potrà fregiarsi del titolo di presidente emerito della Consulta, senza averlo mai fatto.

Continua dunque quella prassi che per automatismo ha eletto la quasi totalità dei giudici della Corte dalla sua istituzione ad oggi alla carica di presidente.

Sono l’unica a pensare che questo comportamento dei giudici costituzionali non rappresenti un fulgido esempio di merito, di efficienza e di rispetto delle Istituzioni da parte di coloro che dovrebbero essere i guardiani della nostra Costituzione e i garanti di quei valori  che hanno ispirato i padri costituenti?

Malgrado non abbia mai risposto alle missive e alle sollecitazioni di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale su questo tema, speriamo ancora in una presa di posizione chiara del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché la prassi consolidata di eleggere alla guida della Consulta il ‎membro più anziano che resta in carica solo pochi mesi è in contraddizione con l’esigenza di valorizzare le capacità e le competenze.

Pur consapevoli dei poteri e delle peculiarità riconosciute dalla Costituzione, un intervento del Capo dello Stato non passerebbe certo inosservato tra i giudici della Consulta, che non è un ufficio di collocamento ad uso e consumo di pochi illuminati ma un organo di garanzia costituzionale e, come tale, un patrimonio dello Stato e del popolo italiano.

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