Nov 09

25 anni dopo la caduta del Muro di Berlino continuiamo a sognare un’Europa di Nazioni libere e sovrane

L’Europa di oggi non è quella che abbiamo sognato 25 anni fa quando è caduto il Muro di Berlino. L’Europa delle banche, dei burocrati e delle lobby è l’esatto contrario di quell’Europa di Nazioni libere e sovrane che tante generazioni di europei hanno sognato e per la quale hanno combattuto.

L’Europa della finanza e degli egoismi in cui viviamo oggi ha tradito quel sogno di libertà e sta portando al collasso la nostra Nazione: l’euro, il cieco rigore e la follia di alcuni trattati come il Fiscal Compact hanno messo in ginocchio il nostro popolo, facendo registrare il record di disoccupazione e di povertà.

Ma oggi, 25 anni dopo la caduta di quel Muro, il nostro sogno non è affatto cambiato: vogliamo costruire un’Europa che sia una Patria comune di popoli fratelli, un’Europa giusta e solidale, un’Europa delle identità e delle tradizioni, un’Europa nella quale l’Italia possa starci da protagonista e non da serva sciocca. Oggi quel sogno si rinnova ma realizzarlo dipende anche da noi. Per questo, stiamo organizzando per il 13 dicembre una grande manifestazione per dire basta all’Europa degli egoismi e dell’euro.

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1 comment

    • Filippo Bonora on 10 novembre 2014 at 11:59
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    Secondo me FDI deve cercare di superare una politica che dica solo:no euro. Per questo c’è già la Lega e gli elettori , giustamente, voterebbero quella. Credo che FDI debba offrire un’alternativa che appaia possibile, con proposte credibili, ad esempio l’emissione di eurobond fino ad un debito pari al 60% del Pil(l’obbiettivo europeo), per il resto ogni stato si finanzierà da solo; maggiori poteri all’europarlamento, che possiamo eleggere, meno alla Commissione; una BCE che possa stampare moneta e garantire i debiti degli Stati fino al 60% del loro Pil. Un’Europa diversa, ma possibile con un’Italia che faccia finalmente uno sforzo serio per ridurre la spesa pubblica inefficiente ed un nuovo patto con il suo popolo: meno tasse contro meno servizi per chi se li può pagare e questo non perché l’Europa ce lo impone, ma perché farlo conviene a noi.

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