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Mar 03

Giorgia Meloni scrive a Libero per difendere il Sud Italia

Caro Direttore, dispiace che un quotidiano importante come Libero dedichi apertura e quattro
pagine per attaccare il Sud. Per Fratelli d’Italia questa generalizzazione è ingiusta e mi aspetto una presa di distanza anche dalle altre forze politiche e dai loro leader, dal mondo dell’informazione e della cultura.

Credevamo che lo stereotipo del meridionale “assenteista”, “corrotto” e “disonesto” fosse ormai superato, visto che in alcun modo corrisponde alla verità, ma evidentemente ci sbagliavamo. Non è dove si nasce o dove si vive a rendere una persona automaticamente fannullona, corrotta o disonesta. Se così fosse, persone come Falcone o Borsellino dovrebbero essere nate in Veneto o in Lombardia che invece erano fieramente siciliani.

Per far capire che il problema non è geografico non serve ricordare i grandi scandali che hanno fatto il giro del mondo, come l’Expo o il Mose: basta citare i “furbetti del cartellino” di Sanremo o gli assenteisti di Biella che, in orario di ufficio, usavano l’auto di servizio per andare in palestra o a giocare alle slot. Non mi risulta che Sanremo sia in Campania e Biella in Calabria.

Dopo il vostro titolo francamente incomprensibile, mi sento di rivolgere la mia più sentita solidarietà a tutti i napoletani e gli italiani del Sud, vittime di un pregiudizio avvilente. Sono tornata a Napoli all’indomani del referendum sulla riforma costituzionale: proprio lì dove il no a Renzi ha stravinto, ho avuto l’ennesima conferma che c’è tanta gente perbene che non intende arrendersi e che “non si fa comprare da una frittura di pesce”.

Parliamo di uomini e donne che vogliono rimboccarsi le maniche nonostante il Mezzogiorno sia stato cancellato dall’agenda politica di governi che preferiscono occuparsi del sud del mondo ma non del sud dell’Italia. Non lo dico io ma i dati del rapporto Svimez: il Sud ha perso 1,2 milioni di persone, soprattutto di giovani in età da lavoro, è a rischio desertificazione e subisce un calo demografico “compensato” dal saldo migratorio.

Dividere l’Italia significa, soprattutto ora, indebolirla: l’obiettivo che deve coinvolgere tutti, giornalisti e politici per primi, è piuttosto quello di creare un’unità sostanziale nazionale che non siamo mai riusciti a costruire. Perché l’Italia può crescere solo se è unita e se ci sono le stesse opportunità di sviluppo e crescita al Nord e al Sud. Questa è la sfida da vincere, la priorità nella nostra agenda politica e mi aspetto che anche un quotidiano autorevole e coraggioso come il vostro combatta questa battaglia al nostro fianco.

Giorgia Meloni

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3 comments

  1. Franco Cordiale

    Occuparsi del sud di Italia, prima del “sud del mondo” (uno slogan buono per tutti gli usi, che accomuna popolazioni oppresse e tirannie tribali sanguinarie e sfruttatrici): sono perfettamente d’accordo. Insieme, bisogna denunciare il gioco sporco dei partiti di massa, che hanno gestito da sempre il meridione come serbatoio di voti clientelari. Napoli non era quella di oggi, al tempo di Carlo III di Borbone; anche la storia del sud sarebbe stata differente se l’Italia avesse avuto una Stato vero, che non esiste ancora ! Se L’italia non dipendesse da questa ANARCHIA di lobbies e di mafie, contro cui protestavano due secoli fa’ gli studiosi della “questione meridionale”: Rosario Villari, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini…Ma cosa potrebbe generare uno STATO – NAZIONE ? Quali passi andrebbero fatti ? Non é una mia fissazione se richiamo spesso il problema della scuola italiana: la stanno FACENDO a PEZZI, smantellando i saperi curricolari, la figura etica e professionale del docente, via via ridotto a custode – intrattenitore dentro una AREA di PARCHEGGIO protesa al marketing di se stessa.. Da questo colabrodo, quale identità nazional popolare vi aspettate ?

    1. Michele

      Egregio signore mi permetta un commento ad un dettaglio della sua opinione qui espressa, la scuola italiana da lei giustamente richiamata più volte ha macroscopicamente due problemi , il primo chi la fa a pezzi inventandosi metodi e buone scuole che durano da Natale a santo Stefano , il secondo problema sono I DOCENTI trincerati nel loro guscio di 2 meri quadrati (sedia e cattedra compresi), gelosi del loro ruolo , mai gli si può dire qualcosa perchè è un intromissione , mai ci si può permettere di chiedere ,perchè il loro metodo è intoccabile , guai a uniformare o dare delle direttive, perchè loro che sono i primi rappresentanti di uno stato ed una nazione disobbediscono e fanno ognuno a modo proprio ,”scudandosi” con l’affermazione del diritto di avere un metodo di insegnamento, che sia libero e indipendente , qualcuno ha addiritura chiamato in causa il fascismo che uniformava la scuola etc…
      come si può avere un senso di unità quando chi la dovrebbe insegnare è un anarchico per convenienza .
      Ovviamente ho generalizzato ci sono ottimi insegnanti , ma sono secondo me ,in minoranza in rapporto di 2 a 1. (casualmente lo stesso rapporto che ci fu tra bocciati e promossi nel test culturale )
      se si potesse scrivere un libro con certe risposte date al test ,zelig potrebbe chiudere se non fosse una tragedia .
      l’1su due bravo , non cambia la situazione , ci vorrebbe più umiltà da parte di questi docenti o presunti tali (insegnare è un credo ,chi lo fa per mestiere è solo un fallito che trasmette il proprio fallimento alle generazioni future bloccando l’assunzione di gente migliore ) e più coerenza ed uniformità nei vari gradi scolastici su programmi comuni e non lasciati al libero arbitrio, da parte dello stato ci vorrebbe più fermezza e controllo.
      poi si può cercar di fare la buona scuola .
      il libero arbitrio all’estero non esiste e non è un caso che siano le loro scuole in classifica alta e non le nostre , noi abbiamo grandi eccellenze ma sono casi nati da singoli ,non di metodo .
      mi scuso per lo sfogo ma con quel che vedo ogni giorno non potevo esimermi dal far notare quanto peso hanno i docenti nello sfacelo di se stessi, con le ripercussioni che lei stesso ha espresso .
      cordialmente
      M.

  2. Michele

    questione meridionale???
    l’alto adige ha votato per cancellare definitivamente l’italiano dal suo territorio e nessuno ha aperto bocca .
    neppure la destra più destra.
    ma che identità popolare funiculì funicolà tiramm’ a campà simm’è napule paisà e scurdammuce o passato.
    è questo lo spirito nazionale ???
    la questione meridionale fa comodo a troppi ,come la questione sud tirolo .
    e poi facciamo la predica agli immigrati che non si integrano????
    ma se non si integrano quelli che ci nascono da generazioni ,
    unità è anche uniformità , rispettando origini e tradizioni si ,ma mai a scapito di una identità unica

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