Giu 13

Meloni a «Libero»: «FdI quasi ovunque sopra il 5% alle amministrative. Gli italiani non vogliono l’inciucio con Renzi»

L’intervista di Franco Bechis.

È felice per il voto delle amministrative. E in conferenza stampa passa il suo tempo a snocciolare percentuali superiori al 5% in questo o quel comune. Una piccola vendetta di Giorgia Meloni che sembrava la vittima nel centrodestra di quell’accordo sulla legge elettorale alla tedesca con uno sbarramento che avrebbe potuto escluderla. Così ora la leader di Fratelli d’Italia si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Se nelle amministrative», dice, «sono quasi ovunque sopra il 5%, significa che alle politiche posso fare il 7%. Non temo alcun sistema elettorale».

Altri sassolini in questa intervista a Libero. Quasi un tiro a segno. Sulla sagoma del suo amico ed alleato Silvio Berlusconi… Giorgia, avrà vinto il centrodestra, e se la vede con il centrosinistra. Però entrambi non erano il modello che Matteo Renzi e Silvio Berlusconi volevano. Non è che con questi risultati resuscita quella legge elettorale proporzionale che voleva escluderla? «Può avere ragione. Le coalizioni tradizionali non sembrano quello che vogliono né Renzi né Berlusconi. Tant’è che hanno lavorato su un altro tavolo. E io continuo a rinfacciarlo per quello che riguarda la mia metà campo. Perché se fosse passato l’Inciucellum, oggi il centrodestra sarebbe stato completamente ininfluente. Mi spiace che Berlusconi non si ponga il problema del fatto che trattando con Renzi sul proporzionale consegni il centrodestra all’impossibilità di contare qualcosa…».

E se, visti questi risultati, il Cavaliere cambiasse idea? «Ha sempre avuto una grande capacità di leggere i cittadini italiani. E se gli italiani ti dicono: “Guarda, Silvio, vogliamo andar lì, non ci vogliamo proprio andare di là”, a un certo punto lo capirà. Continuo a sperare che invece di giocare al piccolo chimico con Renzi con leggi elettorali che servono più che altro a far fuori qualcuno, si possa fare una legge nell’interesse dei cittadini».

Quella proporzionale che a lei non piace però… «In un sistema tripolare il proporzionale non fa l’interesse dei cittadini, ma solo quello di chi vuole dei governi servi come si sono dimostrati gli ultimi quattro che abbiamo avuto. Non è una legge alla tedesca quella che studiavano, ma una legge che ci consegna ai tedeschi…».

Con quella legge sia Berlusconi che Renzi però aveva no due opzioni: potevano fare l’alleanza sia fra loro che ognuno nel suo campo. Un bel vantaggio… «Se vado a vedere il risultato delle amministrative non mi sembra che questo atteggiamento sia stato premiato. Guardo alla mia metà campo (Renzi mi interessa meno): se paragoniamo i risultati di Lega e Fratelli di Italia con quello di Forza Italia, non mi pare che un atteggiamento ondivago paghi più della chiarezza. Noi siamo arrivati al ballottaggio a L’Aquila con un ragazzo nostro di 34 anni e tutti i sondaggi davano vincente la sinistra lì di 20 punti. Guardando alcuni dati di Forza Italia, non per rigirare il dito nella piaga, mi pare che i cittadini non siano così entusiasti di quella trattativa con Renzi che fa rischiare un altro governo Monti. Perché alla fine se uno vuole votare Renzi, ha l’originale. Non vota chi vuole fare vincere Renzi e governare con lui…».

E allora? «Prendiamo l’Italicum e aggiustiamolo: consente chiarezza prima delle elezioni. Non penso che si possa dire “faccio l’accordo con Renzi, cerco di ammazzare parti del centrodestra, mi faccio la mia partita… Però compatti siamo più forti”, come ho sentito dire da alcuni esponenti di Forza Italia. Perché non sono scema… Però penso che i cittadini oggi ci abbiano detto delle cose, e vanno ascoltati. Perché fin qui, a destra, io questa gran voglia di cercare di vincere con una nostra proposta non è che l’abbia vista molto. Rischiamo di beccarci altri cinque anni di governi di Renzi o di suoi fantocci. E ci prendiamo per altro un’altra legislatura di voltagabbana…».

Ma con lo sbarramento del 5%, i gruppi si frazionano meno… «Questa è una balla. I gruppetti nati in questa legislatura sono mini scissioni avvenute nel Pd, nel Pdl e in Scelta civica. Tutti gruppi che avevano passato e di molto lo sbarramento del 5%. Non c’entra nulla, quel ricatto si combatte solo con il vincolo di mandato che io avevo proposto ma mi hanno bocciato».

Giusto. Torniamo al centrodestra. Berlusconi ha detto a Libero che di fatto il centrodestra è già unito, perché avete un programma comune che condividete al 95%. Matteo Salvini sostiene che quel programma non esiste. Chi mente dei due? «La verità è che non abbiamo mai trattato un programma comune, perché ci siamo fermati prima. Se si volesse trattare un programma comune, però, penso che avremmo il 95% di punti condivisi. In fondo non siamo d’accordo solo su alcune questioni circoscrivibili alla questione europea…».

Dice poco… «E non è poco. Però bisogna capire da che parte stare. Perché quando Berlusconi mi accusa di essere populista ed evocare la paura, qualcuno dovrebbe ricordargli che il primo ad essere stato tacciato di populismo è stato lui. E che usi oggi verso di me gli stessi argomenti che la sinistra usava verso di lui, un po’ mi fa specie…».

Quel che vi divide da Berlusconi vi unisce di più al M5S? «No. Ho visto il M5s su tutte le questioni cruciali del nostro tempo essere assai più vicino alla sinistra che a noi: immigrazione, Europa, famiglia, valori non negoziabili. Loro votano con la sinistra…».

E gli elettori grillini? Non ha notato che dove siete forti lei e Salvini è debole il M5s e viceversa? Non è che siete tutti e tre una risposta alle stesse esigenze? «So che ci sono interi pezzi di elettorato a 5 stelle che sono in realtà gente nostra delusa dal centrodestra. Spero che prima o poi li possiamo recuperare. E che intanto ai ballottaggi tornino a votare noi per non fare vincere la sinistra…».

 

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