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Giu 16

Meloni a «Il Corriere»: «Per vincere il centrodestra deve ripartire dal programma e da proposte concrete»

L’intervista di Paola Di Caro

Fiera di un successo alle amministrative che «ci proietta ampiamente oltre il 5%», felice di aver avuto ragione nel dire che «se il centrodestra si presenta unito con un progetto serio, senza ambiguità e occhieggiamenti ai rivali, allora vince», Giorgia Meloni rivendica il ruolo di Fratelli d’Italia: «Abbiamo dimostrato che, per linea e per voti, non si può fare a meno di noi».

Quando sembrava fosse a un passo il sistema tedesco, si diceva che difficilmente FdI avrebbe superato la soglia del 5%: queste amministrative sono una rivincita? «Non sono una rivincita perché abbiamo sempre saputo che la nostra posizione sarebbe stata premiata. L’elettore chiede chiarezza e ci ha trovato sempre dalla stessa parte. Siamo stati gli unici, lo ricordo, a non cadere nel tranello della trattativa su una legge elettorale che sembrava servire solo a mettere insieme il desiderio di alcuni di governare tra diversi e di altri di fare comoda opposizione. Una trattativa che Renzi ha usato per dividere gli avversari».

I suoi alleati, Berlusconi e Salvini, stavano per approvare quella legge… «Noi no perché, al di là dell’invocare l’unità del centrodestra come tutti fanno, noi pensiamo che con il proporzionale non si corre per vincere, mentre il nostro schieramento ha tutte le carte in regola per farlo. Per questo vogliamo mettere un punto e ripartire con offerte concrete».

Quali? «Mettiamoci attorno a un tavolo e troviamo una proposta comune per fare piccole ma sostanziali modifiche all’Italicum. Noi un’idea l’abbiamo: manteniamo la soglia al 40% per assegnare il premio di maggioranza che porta al 54%, ma inseriamone anche una al 37% che porti al 51%. Sarebbe un ulteriore incentivo alle coalizioni, assieme alla possibilità che il premio possa essere attribuito sia alla lista vincente che alle coalizioni. Scelgano i partiti come presentarsi».

Lo dice perché sia Salvini che Berlusconi non vedono ad oggi una lista unica del centrodestra? «Anche io penso che non sia facile arrivare ad una lista unica e che sarebbe preferibile un cammino più graduale. Ma se la legge resta questa, possiamo davvero andare in ordine sparso consegnando la competizione agli altri?».

È il nodo della leadership che vi divide? «Se si parte da chi deve “comandare” sugli altri, è chiaro che non se ne esce. Intanto vediamo quello che ci unisce: per dire, martedì noi faremo una manifestazione davanti al Senato contro lo ius soli, ci piacerebbe vedere i nostri alleati assieme a noi per iniziare da lì una campagna referendaria per l’abrogazione della legge. Noi siamo pronti».

Resta il nodo di chi porta la bandiera del centrodestra in caso di coalizione. «Ecco, portabandiera è la parola giusta. Non dobbiamo pensare che possa più esserci un “capo”: nessuno dei leader accetterebbe che fosse l’altro. Dobbiamo invece individuare chi può ricoprire un ruolo, come può essere composta una squadra di governo. Io ho sempre proposto le primarie, ma si può perfino decidere, se si andasse con un listone, che chi tra i leader prende più preferenze diventa il candidato premier. A novembre ci sarà il nostro congresso, sarà qualcosa di innovativo. Perché all’idea di un centrodestra che si rifiuta di competere non ci arrenderemo mai».

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