Ott 02

La patria è ultimo argine a deriva mondialista e globalizzazione senza regole, difenderla vuol dire difendere la libertà

Vedo quello che sta succedendo in Spagna e penso: “Divide et impera”. Lo spiegavano bene gli antichi romani: dividi i tuoi nemici, indeboliscili e imponiti su di loro. Insegnamento che le Nazioni sembrano aver dimenticato e che invece è ben chiaro ai lobbisti, al grande capitale, alla finanza speculativa.

Per questo non riesco ad appassionarmi alle spinte indipendentiste e autonomiste che vorrebbero dividere o indebolire gli Stati nazionali in Europa. La Patria è l’ultimo argine rimasto alla deriva mondalista e alla globalizzazione senza regole, l’ultimo luogo sicuro nel quale la sovranità appartiene ancora al popolo e non a opache strutture sovranazionali. Per questo difendere la Patria, difendere l’Italia vuol dire difendere la nostra identità, la nostra libertà e la nostra sovranità.

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4 comments

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    • Franco Cordiale on 2 ottobre 2017 at 18:06
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    Per difendere la nazione contro la finanza mondialista che vuole sgretolarla, insieme ai suoi favoreggiatori (il Partito democratico e la chiesa di Bergoglio), bisogna innanzitutto RISANARLA e MORALIZZARLA, ricordando che il suo sfasciume, fatto di MAFIE, RUBERIE pubbliche e private, é il primo e più temibile argomento anti-nazionale. Raddrizzate la barca che altri vogliono affondare!

    • Roberto CORSINOVI on 2 ottobre 2017 at 23:41
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    Catalogna e PATRIA
    Carissima Giorgia,
    facciamo molta rispettosa attenzione a questi fenomeni di bisogno potente di riconoscimento delle identità e delle autonomie dei singoli popoli, che si traduce poi in termini di richiesta di indipendenza, che è principalmente, credo, richiesta di affrancamento dalle oligarchie centralistiche politiche, economiche e finanziarie, che tutto ormai vogliono accentrare e gestire, sul panorama complessivo degli interessi di sistema, oggi confluenti nell’ “europeismo” di maniera, ormai nei fatti, soffocante e sacrificante di ogni naturale e storica diversità dei popoli e delle nazioni. Pur onorando certamente il concetto e sentimento primario dell’amor di Patria, dobbiamo comunque rispettare le istanze sincere delle basi popolari, la loro storia, le loro origini e tradizioni, che devono sì convogliarsi in una prospettiva di Nazione, ma quando veramente a Tutti è garantito, al suo interno, il loro esprimersi, il proprio riconoscimento di dignità, il proprio affermarsi sociale, umano, politico. Credo che il Popolo Catalano, in questi giorni, ci dimostri, con evidente sacrificio, comunque una forte volontà di sentito popolare, che con vigore ed ammirevole determinazione, esprime civile richiesta di comune partecipazione al proprio destino ed alla propria storia. Merita dunque, e comunque, grande attenzione e massimo rispetto, e vera solidarietà, nella forme di sofferenza che tale popolo possa, in questi tempi, subire.
    Carissimi saluti,
    Roberto CORSINOVI

    • giovanni on 6 ottobre 2017 at 11:11
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    Io non sostengo il referendum catalano ma la risposta del governo centrale di Madrid di reprimere con la violenza questa manifestazione di democrazia è sbagliata mi ricorda molto la risposta che il governo italiano diede alla rivolta legittima dei Boia chi molla di Reggio Calabria e sappiamo quali furono le conseguenze di quella scelta politica sciagurata che segnò la morte di quella città.

  1. Anche se é vero che governi condotti da appartenenti a lobbies ed a cosche mafiose hanno creato enormi scompensi tra Nord e Sud, togliendo il controllo del territorio da parte delle forze dello Stato. Io, avendo lunga memoria ricordo che si andava a Napoli in viaggio di nozze! L’interesse di Francia, Inghilterra ed altri a Nord dell’Italia é stato sempre quello di vedere diminuire l’influenza di Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (tra questi anche la Spagna). Ricordo come fu perorata, da ignoranti od in malafade, la creazione delle regioni…e quanti complimenti abbiamo ricevuto e quali nefaste conseguenze. Ricordiamoci invece di Beneduce (antifascista tra l’altro) che risano’ l’Italia e la porto’ oltre la tremenda crisi del ’29 basandosi sull’unità ed il controllo del territorio.
    L’interferenza degli Anglo–Americani negli affari interni sta sempre più venendo allo scoperto. Ultimo episodio il caso Regeni che guarda caso viene inviato (sarebbe meglio dire “sacrificato”) in Egitto ad indagare sui sindacati (in un regime di dittatura poliziesca), viene torturato e lasciato cadavere sul ciglio della strada, come se in Egitto mancasse lo spazio ed il deserto. Di più pensando che non ci arrivassimo, viene suggerito dagli americani che sono stati i servizi segreti Egiziani….Risultato : crisi e sospensione delle relazioni diplomatiche….e già perché non si sa come togliere di mezzo le società italiane che operano in Egitto ( ENI, Montubi e tutto l’indotto del petrolio). Sono cinico? Credo proprio di si, visto che si tratta di gente che non esita a sacrificare 3.000 persone per entrare in guerra con l’IRAQ, figurati se esitano a sacrificarne uno!

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