Dic 06

Meloni a «Il Tempo»: «No al quarto governo tecnico. Per la legge elettorale bastano 3 settimane»

giorgia-meloni-seggioL’intervista di Antonio Rapisarda.

Giorgia Meloni, prima di tutto: come ci si sente ad aver rottamato il rottamatore? «Beh, ovviamente oggi è una bella giornata. Una giornata di sole, e non solamente quello che abbiamo visto alto nel cielo. Una grande giornata non tanto per i partiti – che ora si dividono tra chi ha vinto e chi ha perso – ma perché, lo dico senza retorica, penso che abbiano vinto gli italiani. Una consultazione sulla quale si considerava che questi non fossero interessati o che comunque non ci avrebbero capito niente, perché certa politica guarda sempre il popolo dall’alto in basso… Invece gli italiani sono andati a votare con le idee chiarissime per dire, prima ancora che non condividono la riforma costituzionale e le politiche di questo governo, che non si fanno prendere in giro da un certo modo, vecchissimo, di fare politica».

Renzi è già «vecchio»? «È in questo che Renzi non è stato un rottamatore. Davanti ai metodi di questa campagna elettorale – dalla frittura di pesce di De Luca alla lettera mandata ai diciottenni per dire loro “vieni alla riunione del comitato del si e ti diciamo come spendere i 500 euro” che il premier ha messo a disposizione (e sono fiera del fatto che siano stati i giovani in massa a votare no) – c’è stata un’Italia che ha detto: “Guarda caro Renzi, questi metodi della politica bugiarda, della politica che fa le marchette elettorali, non li vogliamo più. Preferiamo una politica che ci dica la verità, anche quando può non piacere, ma che nonpensidi trattarci come se fossimo incapaci di intenderci e volere”. Ecco, quando dico di ripartire dalla sovranità popolare mi riferisco soprattutto a questo».

Per Marine Le Pen questo no al referendum da parte degli italiani è l’ennesimo segnale di «sete di libertà delle Nazioni». «È cosi. È l’equivalente della Brexit, dell’elezione di Trump negli Stati Uniti e anche di quello che accadrà in Francia. Io ho guardato con un certo interesse anche al tema di Fillon che vince le primarie a mani basse con un programma che è tutt’altro che moderato, tutt’altro che elitario. Credo che quella ondata di voglia di libertà, di voglia di coraggio, di ripresa della propria sovranità, di consapevolezza del potere che il popolo ha, sia arrivata anche da noi e sarebbe surreale sottovalutarla».

Questo lo pensano anche i 5 Stelle. Come pensate di batterli? «Il M5S su tutte le grandi questioni dirimenti del nostro tempo – quelle riguardano lo scontro tra i diritti dei molti e gli interessi dei pochi, come la vicenda della non gestione dei flussi migratori o del rapporto con l’Ue – vota e quindi fa parte alla fine di quel pensiero unico che poi produce l’attuale establishment. Gli unici che hanno il coraggio di dire le cose come stanno, e che per questo vengono ogni giorno tacciati di essere populisti, siamo noi: i movimenti sovranisti considerati “pericolosi”, non a torto, per l’establishment».

A proposito di questo. Si fanno alcuni nomi – Padoan e Amato – per un possibile governo tecnico-politico. «Sarebbe una vergogna. Vorrebbe dire proprio non avere un minimo di rispetto per gli italiani e per la loro determinazione. Immaginare che si possa rispondere a un’ondata di partecipazione come quella di domenica con il quarto governo di fila imposto agli italiani, attraverso un gioco di palazzo e con un totale disinteresse per il messaggio arrivato, sarebbe criminale».

Si parla di governo di scopo per… «Una cosa non giustificabile da nessun punto di vista e, voglio dirlo con chiarezza, non ci presteremo mai a un disegno di questo tipo. Non mi si venga a prendere in giro con l’alibi della legge elettorale, perché questa si può fare in tre settimane. Sì, siamo disponibili a partire dalle modifiche dell’Italicum, a me basta che reintroducano le preferenze e approvo qualunque legge elettorale. Ma voglio tornare a votare».

Pensa che votando subito il fronte sovranista abbia chance di vincere? «Bisogna presentarsi con una proposta politica seria, con idee molto chiare sulle grandi questioni del tempo, a partire dal rapporto con l’Europa, dal governo dei flussi migratori, dal contrasto all’integralismo islamico, dall’attenzione alla famiglia, dalla questione fiscale alla lotta alle nuove povertà. Per questo bisogna trovare un metodo per individuare il portabandiera e la classe dirigente. Bisogna dichiarare un posizionamento netto poi, che la si smetta insomma con una certa ambiguità che nel centrodestra ogni tanto si realizza. Se noi mettiamo insieme queste tre cose siamo perfettamente in partita. Lo dicono tutti i dati».

Lei ha convocato le primarie del centrodestra il 5 marzo. Salvini dice di farle a gennaio. A questo punto lei dirà «facciamole prima di Natale»? «Basta che si facciano! La data è una questione di lana caprina, dipende da che tempi abbiamo. Noi dobbiamo essere pronti e organizzati per qualunque schema. Bisogna vedere quando si vota. Insomma, tutto sta a decidersi sul fatto che bisogna farle».

Ha parlato di «alternativa di governo». Crede possibile, però, la sintesi tra il profilo trumpista e quello di chi sta nel Ppe? «Credo di no, per lo meno se si vuole continuare a sostenere che il perimetro è quello del Ppe. Mi sembra però che negli ultimi tempi anche su questi temi non ho visto certezze cosi granitiche anche da parte chi le aveva rivendicate. Ppe e Pse sono praticamente lo stesso partito: rappresentano un establishment che la gente vuole mandare a casa, non rappresentano più nessuno. Penso che anche in Italia bisogna fare i conti con questa grande novità. E poi quei due partiti stanno mietendo più vittime loro tra i capi di governo che la peste bubbonica. Resta in piedi, almeno per ora, solo la Merkel…».

Berlusconi sostiene che se la Corte di Strasburgo gli dovesse dare ragione non ci sarebbe bisogno di primarie. Con questa tiritera non si rischia l’effetto Roma in chiave nazionale, con due candidature fratricide? «Ottimo esempio. Per questo credo che dobbiamo darci delle regole e delle date certe. Voglio dire: si può anche decidere di non stare insieme, basta dirlo. Quello che non si può fare è fare finta di stare assieme e poi all’atto pratico ritrovarsi su fronti opposti come è avvenuto a Roma. Voglio sapere chi siamo».

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3 comments

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    • Raffaele on 7 Dicembre 2016 at 10:48
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    Pienamente d’accordo con elezioni immediate, con si a modifiche da fare all’attuale legge elettorale ma, fatte a breve tempo e senza inciuci e soli accordi da circo dove tutti sono menestrelli delle proprie canzoni.
    L’Italia, IL POPOLO ITALIANO non può più aspettare ….non c’è èiù tempo di aspettare altro tempo

    • Franco Cordiale on 11 Dicembre 2016 at 22:58
    • Rispondi

    Il quarto “governicchio tecnico” stringerà qualche nuovo accordo-capestro con la troika finanziaria di Bruxelles, per legare le mani a chi verrà dopo. Morale: PRIMA si voterà, e meglio sarà ! I “poteri forti” ci tengono in pugno con due armi: il DEBITO PUBBLICO e le ONDATE MIGRATORIE, che sfruttano i classici nervi scoperti degli italiani: la PAURA della POVERTA’ da un lato e il SENSO di COLPA dall’altro. Non ci vogliono affatto cittadini, ma SERVI senza storia e senza volto, apolidi di un gregge multi-etnico. Lo spiegate a Gentiloni ?

    • Maria Cadel on 13 Dicembre 2016 at 11:54
    • Rispondi

    Non faccio commenti, nè scrivo soluzioni, ma mi chiedo, quanti italiani
    conoscono la Rivoluzione Russa e quella Francese?

    Facciamo allora adesso quella Italiana!

    Non ci saranno altri rimedi!

    Grazie all’On. Meloni per la sua caparbietà per rendere LIBERI gli
    italiani.

    Continui come sempre e sempre con più FORZA!

    I miei auguri a lei con tutto il mio cuore ed affetto.

  1. […] Così ha esordito la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, durante l’intervista concessa ad Antonio Rapisarda (anche collaboratore del Diario) per «Il T…. Alla fine, con un risultato elettorale inequivocabile, sono stati proprio i cittadini del Bepaese […]

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