Messaggio del Presidente Giorgia Meloni all’Assemblea di Federacciai

Caro Presidente Gozzi, carissimi imprenditori,
mi spiace davvero non essere con voi a Bergamo per l’Assemblea pubblica di Federacciai, ma ci tenevo a farvi arrivare il mio saluto e a condividere con voi alcune riflessioni su un settore, quello dell’acciaio, strategico per l’economia italiana ed europea.

La partecipazione ai lavori di due Commissari europei, il Vicepresidente Fitto e il Vicepresidente Séjourné, che saluto, ribadisce che la siderurgia costituisce uno dei temi vitali dell’Unione Europea. Anzi, ne rappresenta uno degli aspetti fondativi, perché è proprio sulla necessità di mettere in comune strategie e politiche sul carbone e sull’acciaio che è nato il primo nucleo delle Istituzioni europee.

Oggi, ad oltre settant’anni di distanza, l’Europa sta vivendo un paradosso: è nata per mettere in relazione la cooperazione in ambito energetico e per l’approvvigionamento delle materie prime, ma si ritrova ad essere più esposta su questi due versanti. La globalizzazione senza regole e l’apertura del libero commercio a sistemi che non ne rispettano le regole di base ha creato profonde sperequazioni, vulnerabilità strutturali e una pericolosa tendenza alla deindustrializzazione delle economie europee. Le catene del valore sono diventate sempre più lunghe e complesse, anche in settori strategici per la sicurezza e il benessere delle nostre Nazioni. Tutto ciò, unito alle autolesionistiche distorsioni provocate da un approccio regolatorio europeo improntato più all’ideologia che alla realtà, ha finito per rendere l’Europa più debole e più esposta agli shock e alle crisi sistemiche.

È ormai sempre più chiaro che una delle priorità da cui ripartire per cambiare questo scenario sia ripensare profondamente la politica ambientale europea, che così come è stata portata avanti finora ha finito solo con l’avvantaggiare i nostri concorrenti mondiali e, per di più, senza incidere davvero sulle emissioni globali.

È necessario invertire la rotta. Lo sosteniamo da sempre e in questi anni il Governo ha lavorato con determinazione in Europa per rimettere in discussione l’architettura stessa del Green Deal. I primi risultati stanno arrivando. L’esito del Consiglio Europeo di ottobre, dove finalmente si è iniziato a parlare di “competitive green transition”, e l’accordo raggiunto sulla revisione della Legge sul Clima dimostrano che è possibile affrontare queste materie con buon senso.

All’ultimo Consiglio Ambiente, grazie al gioco di squadra con altri nove Governi europei di differenti colori politici, non abbiamo solo apportato modifiche significative alla proposta di revisione della Legge Clima ma abbiamo posto le basi per correggere altre storture.

Abbiamo ottenuto la possibilità di fare ampio ricorso ai crediti internazionali e di farlo già a partire dal 2031, una flessibilità estremamente articolata sugli strumenti di cattura del carbonio, una robusta clausola di revisione al 2030 e la piena applicazione del principio della neutralità tecnologica, con l’apertura ai carburanti a basse emissioni – a partire dai biocarburanti – nel settore automobilistico. Inoltre, abbiamo ottenuto anche un percorso più lento di riduzione delle quote gratuite ETS per i settori industriali già coperti e il rinvio della normativa ETS2 per edifici e trasporti al 2028.

Passi importanti per superare quel dogmatismo ideologico che ha messo in ginocchio le nostre imprese e i nostri lavoratori. Ovviamente non ci accontentiamo e continueremo a lavorare in questa direzione, così come non smetteremo di fare la nostra parte per difendere la produzione europea di acciaio. Il Governo sta seguendo con molta attenzione il Piano d’azione UE per la siderurgia e la metallurgia, e le recenti proposte avanzate da Bruxelles per proteggere il settore siderurgico europeo dagli effetti negativi causati dalle sovraccapacità globale.

Resta sullo sfondo l’obiettivo generale, come sancito dalla dichiarazione comune UE-USA, di costruire un sistema transatlantico di protezione comune dalla sovracapacità globale. Un’intesa che offrirebbe anche una soluzione concreta al problema dei dazi statunitensi su acciaio, alluminio, rame e prodotti derivati che, lo sappiamo bene, restano su livelli difficilmente sostenibili per le nostre aziende.

Rimane inoltre prioritario rivedere il CBAM che, nella sua concreta applicazione, si è rivelato dannoso per l’industria siderurgica e un incentivo alle delocalizzazioni. Altrettanto centrale è l’attenzione al rottame ferroso, che oggi rappresenta una materia prima critica e che, in assenza di efficaci politiche europee, prende spesso la strada di Paesi extra-Ue, con la conseguenza di andare ad alimentare industrie concorrenti.

Non dimentico, ovviamente, altri temi decisivi. Su tutti il costo dell’energia, fondamentale per i settori produttivi energivori. Anche qui l’Unione Europea deve fare la sua parte, come noi stiamo cercando di farla, avendo già ricevuto suggerimenti dalle imprese e dalle associazioni, che stiamo vagliando e che attendiamo anche da questa Assemblea.

Occorre, per sostenere un settore strategico come quello della siderurgia, lavorare tutti nella stessa direzione e con gli stessi obiettivi. È per questo, tra l’altro, che insieme ad altre 19 Nazioni abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio europeo una vera attenzione alla competitività delle nostre imprese, una necessaria semplificazione, l’eliminazione di legge inutili o addirittura controproducenti.

Viviamo tempi complessi segnati dall’imprevidibilità, ma possiamo contare su una certezza: siamo una grande potenza industriale, che ha saputo dare il meglio di sé nei momenti più difficili. Possiamo farlo di nuovo, con coraggio, visione e concretezza. Ne abbiamo l’occasione: non ci resta che coglierla.

Vi ringrazio e vi auguro buon’Assemblea.

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24 commenti

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    • mysticalheart591b2a821f il 11 Novembre 2025 alle 15:19
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    Buongiorno a tutti.
    Data la centralità e la complessità del tema acciai, siderurgia ed energia, trovo molto sensato ed appropriato da parte tua l’accenno iniziale della crisi di competitività europea in riferimento alla sua fondazione e alla sua storia.
    Perciò il lavoro che porti avanti in Europa per la revisione del piano green, che si è dimostrato più una malattia che una cura, denota un approccio stabile del tuo Governo nel voler riportare la nostra Italia e l’intero continente ai livelli industriali attesi, superando il paradigma puerile dell’ambiente senza uomo.
    Vai così che vai forte, cara Giorgia.

    • ALDO il 11 Novembre 2025 alle 15:32
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    Il discorso di saluto di Giorgia Meloni e’ discreto e asettico. Ma i lavori del convegno, in assenza di un piano industrale italiano, potranno solo constatare l’impossibilita’ ad affrontare una batteria formidabile di problematiche. Le ragioni principali per cui l’automotive europeo consuma meno acciaio sono:
    1) Elettrificazione e Peso dei Veicoli
    • Riduzione del Peso: Il passaggio ai veicoli elettrici (EV) ha un impatto diretto. Le case automobilistiche cercano di compensare il peso elevato del pacco batterie utilizzando materiali più leggeri per la carrozzeria e la struttura, come l’alluminio e i materiali compositi (es. fibra di carbonio o polimeri rinforzati). Un veicolo più leggero è più efficiente e ha una maggiore autonomia.
    • Acciai ad Alta Resistenza (AHSS): L’acciaio tradizionale è in parte sostituito da Acciai ad Altissima Resistenza (AHSS), che consentono di utilizzare lamiere più sottili e leggere, pur mantenendo o migliorando la sicurezza in caso di impatto. Questo riduce il volume totale di acciaio per unità prodotta.
    2) Contrazione della Produzione
    • Rallentamento del Mercato: Indipendentemente dalla composizione dei materiali, il mercato automobilistico europeo ha subito un rallentamento delle vendite e della produzione a causa di crisi congiunturali (come la crisi dei semiconduttori, l’inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e la guerra in Ucraina). Meno auto prodotte significano un consumo complessivo inferiore di tutti i materiali, incluso l’acciaio.
    • Concorrenza Estera: L’aumento delle importazioni di veicoli da paesi extra-UE, in particolare dalla Cina, riduce la produzione interna europea. Queste auto sono costruite con acciaio, ma l’acciaio è stato prodotto e acquistato al di fuori dell’Europa, diminuendo la domanda per l’industria siderurgica europea.
    3) Efficienza e Struttura
    • Riduzione dell’Intensità di Acciaio: Anche la continua ottimizzazione del design e dei processi produttivi porta a una riduzione dell’intensità di acciaio (la quantità di acciaio necessaria per produrre un’unità di output) in molti beni, non solo nelle auto.
    In sintesi, la riduzione è causata da una trasformazione tecnologica strutturale (la ricerca della leggerezza per l’elettrificazione) combinata con un calo congiunturale della produzione e un aumento della concorrenza. La maggioranza politica attualmente alla guida dell’UE ha miseramente fallito la sua missione e va sostituita. Prima avviene e prima si potranno affrontare le criticità a livello europeo

      • XMAS il 11 Novembre 2025 alle 18:16
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      Caro Aldo non c’è Cristo e non puoi misurarti con La Cina che è di gran lunga il principale produttore di acciaio al mondo, con una produzione che ha raggiunto 1,018 miliardi di tonnellate nel 2022, rappresentando circa il 54% della produzione globale
      . La produzione di acciaio in Cina è cresciuta costantemente fino al picco di 1,065 milioni di tonnellate nel 2020, per poi stabilizzarsi intorno a 1,005 milioni di tonnellate nel 2024. Nonostante un recente calo rispetto ai picchi, la Cina domina il mercato grazie all’elevata capacità produttiva, che include grandi acciaierie come il China Baowu Group e l’HBIS Group, e una vasta gamma di prodotti, tra cui le leghe.
      In Africa noi strombazziamo il piano Mattei mentre la Cina si sfrutta le terre rare.

    • Frank Cirelli il 11 Novembre 2025 alle 16:29
    • Rispondi

    Comincio a riconoscerti un po’, avevo paura di averti persa ……nei meandri della politica e non-diplomazia..
    Ricorda sempre, e sopratutto agli altri “”occidentali”” che …stiamo tutti nella stessa barca….

    • ALDO il 11 Novembre 2025 alle 19:30
    • Rispondi

    Amico mio, a livello geografico il cuore della siderurgia italiana si trova al Nord e oltre l’85% di quel che viene prodotto è ‘acciaio secondario’, così chiamato perché ottenuto fondendo rottame ferroso all’interno di forni elettrici. Proprio questa dotazione impiantistica, frutto di un percorso avviato nel dopoguerra, ha reso l’Italia la prima elettrosiderurgia dell’Unione Europea, alla quale contribuisce per il 30% del totale, davanti a Germania (18,5%) e Spagna (12%). Stiamo costruendo in Lombardia il primo forno industriale per produrre acciaio senza l’uso di carbone fossile e senza rilasciare anidride carbonica. E questa è pura genialità che evidenzia una cosa: in Italia, i segnali di un rinascimento nel settore siderurgico sono evidenti. Sebbene queste iniziative siano per ora principalmente concettuali, rappresentano un punto di partenza interessante in un periodo che fino a poco fa sembrava scoraggiante per il settore. Il, fatto è che l’acciaio è un settore intrinsecamente anticiclico, dove le scommesse di lungo termine spesso seguono una logica non evidente nell’immediato. Il ripensamento delle strategie si spinge verso un’iperspecializzazione regionale, in risposta a possibili misure protezionistiche in Europa, (contingenti e non strutturali) e l’Italia DEVE potenziare il “suo” piano industriale e non partecipare a iniziative a livello europeo che tendono più a preservare altri paesi, come la Germania, che lasciarci liberi di gestire a modo nostro il settore. Quindi, in parole povere, Il problema dell’Europa non saremmo certo noi ma la Germania con un 2025 che chiuderà in negativo mentre per il 2026 la crescita è prevista nell’ordine dello zero virgola. Disastro annunciato! Il 41 per cento delle aziende tedesche prevede di tagliare posti di lavoro nei prossimi 12 mesi; colpa del caos post-pandemia, degli strascichi logistici, della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro la Russia, dell’esplosione dei costi dell’energia causati da una politica miope, dei dazi statunitensi, della concorrenza cinese. Secondo il cancelliere, Friedrich Merz, l’industria siderurgica sta attraversando una vera e propria crisi esistenziale. Ma VDL è tedesca e noi non abbiamo aquile in Europa. Le parole di Fitto alla Assemblea di Federacciai sono state queste: “Il settore dell’acciaio è strategico non solo per la produzione industriale, ma anche per garantire condizioni di parità e competitività nel contesto europeo. È fondamentale avere un dialogo costante tra Commissione e industria per affrontare le sfide globali e rafforzare la crescita e la stabilità dell’Europa”. Questi convegni se li facessero a Bruxelles se devono parlare dell’Europa. A noi italiani della stabilità europea non ce ne frega più una beneamata! Lo tengano presente i partiti italiani che fanno parte del PPE: se l’Italia è più competitiva di altri paesi deve fregarsene dell’Europa e pensare agli italiani. Tra l’altro Mario Draghi aveva ben delineato cosa andava fatto per rilanciare l’iniziativa europea e cosa ne hanno fatto delle sue parole? Il modello della triade di Mercato unico, deregolamentazione e Stato imprenditore ha fatto storcere il naso all’attuale maggioranza europea,. bloccata dai veti di molti Paesi. Infine, tra le raccomandazioni del Rapporto Draghi, figurava un incremento degli investimenti (pubblici e privati) di 800 miliardi l’anno, da realizzare anche attraverso l’istituzione di una capacità di indebitamento comune. Una proposta di cui si sono completamente perse le tracce. E allora? Il rilancio di un settore economico o viene fatto con molti quattrini o con molta genialità. Ed a noi grazie al cielo i geni non mancano! Quindi? devo essere triviale a tutti i costi o la conclusione è chiara a tutti? Le prossime elezioni europee saranno nel 2029. Domanda: Esisterà ancora l’Europa Unita nel 2029?

    • inspiringrunaway7f33f8a8c1 il 12 Novembre 2025 alle 06:10
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    Love from Pakistan

    • Daniele il 12 Novembre 2025 alle 11:41
    • Rispondi

    Condivido tutto ciò che avete scritto XMAS e Aldo, tutto vero. Vorrei aggiungere solo una cosa: attualmente, ingabbiati in questa Unione Europea, siamo destinati ad un declino economico ed industriale continuo. Siamo usciti dalla seconda guerra mondiale distrutti, eppure grazie ad un politica economica mista, con investimenti statali e un’iniziativa privata florida sostenuta da un’adeguata spesa pubblica, siamo arrivati ad essere la quarta potenza industriale a livello mondiale. Ma questo grazie a due fattori: la sovranità monetaria, ormai purtroppo perduta, e una politica industriale statale, in prima linea con l’IRI, che pur con i suoi difetti, era invidiata da tutto il mondo e ha costituito la base per creare occupazione e dare solide basi alla produzione italiana. Le fonti energetiche erano controllate dalla Stato (AGIP, ENI, ENEL), così come le comunicazioni (Poste, Telecom), i trasporti (Ferrovie). Lo smantellamento totale dell’industria di stato per cederla al Dio Mercato è stato deleterio. Ben venga l’iniziativa privata, ma senza l’intervento statale e la gestione da parte dello Stato di alcuni settori essenziali, si rischia di essere alla mercè dei colossi privati internazionali, dei fondi speculativi, delle lobby bancarie, della finanza internazionale, come ormai è adesso. Lo Stato non ha più una propria moneta perché i trattati di Maastricht e di Lisbona vietano alla BCE di finanziare gli Stati. Privata di una Banca Centrale, come un tempo era la Banca D’Italia, e della possibilità di coniare moneta, l’Italia è costretta a ricorrere all’indebitamento nei mercati, emettendo titoli di Stato poi sempre più spesso acquistati da banche e fondi speculativi. Ormai abbiamo un debito pubblico costituito sempre più da interessi che il mercato richiede per acquistare i nostri titoli. Per risollevarci occorrerebbe una seria politica industriale, con uno Stato che torni proprietario di importanti settori chiave, con una spesa pubblica che possa risollevare la nostra economia. Ma senza sovranità monetaria ciò è impossibile, soprattutto vincolati a rapporti deficit/PIL costruiti a tavolino da un’Europa burocratica e rozza. Siamo destinati ad un lento ed inesorabile declino, a meno che non avvenga un miracolo che ci consenta di riacquistare la sovranità monetaria, economica e politica. Dentro alla gabbia di un’Europa così concepita ciò è impossibile.

    • ALDO il 12 Novembre 2025 alle 12:37
    • Rispondi

    Parole sacrosante ed è “storia” di un disastro economico e sociale. Al tuo quadro aggiungo, oltre gli organismi da te citati, gli Enti di Diritto Pubblico, banche tra le piu’ potenti d’europa come la BNL. Banche di interesse nazionale come Banco di Roma, credit, Comit, Banche popolari e casse di risparmio. Il polmone economico italiano distrutte da Prodi, Ciampi, Amato e Draghi. Leggi canaglia hanno eliminato il muro tra banche finanziarie e banche commerciali ed è finita la giostra. Sul debito pubblico…. C’è un’unica cosa da fare. Consolidarlo. Rendita irredimibile sul capitale ma nessun rimborso. Uscire da tutti gli organi fasulli sovranazionali e tornare alla lira. Io sono un economista e vi dico che solo minacciare una cosa del genere farebbe crollare i palazzi di Bruxelles e Francoforte. Senza Italia l’Europa non avrebbe senso. Uscire dalla Nato e cacciare gli americani dal suolo nazionale. Uscire da WTO ma non dall’Onu. Ripristinare una agricoltura libera da quote latte e puttanate del genere. Riportare in Italia i giovani fuggiti con il loro bagaglio di genialità e piazzarli dove serve. Epurare il mondo politico con determinazione spazzando via i santuari dell’informazione manipolatoria. Pulire il territorio da criminali, corrotti e parassiti. Scegliere liberamente nuovi partner commerciali sparsi nel mondo e lanciarci nell’era delle nuove tecnologie con la nostra creatività e il nostro genio. Ricostituire un esercito e costruire armi per la difesa della nazione e addrizzare la schiena ai tossici, omosessuali e smidollati. Pulire le coste abbattendo abusivismo ed ecomostri. Pulire le citta’ eliminando favelas e periferie degradate. Costruire scuole, ospedali e carceri. Avere polizia ad ogni angolo di strada e pugno di ferro contro ogni tipo di tragressione. Questo sarebbe un programma ampiamente condivisibile dalla stragrande maggioranza del popolo italiano. Faccio notare che il consolidamento del debito pubblico lo abbiamo gia’ fatto negli anni ‘50. L’alternativa europea sarebbe stata una BCE autonoma e sovrana. Cosi non è stato. Amen! Ognuno per la sua strada

    • Raffaele il 12 Novembre 2025 alle 12:50
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    Bravissima Giorgia, salvaci Tu !

    • ALDO il 12 Novembre 2025 alle 13:49
    • Rispondi

    A Giorgia Meloni dico: Bada! Stai in campana e pensa a come passerai alla storia. Se deludi, se le tue prudenze e manovrette democristiane ti portano a fallire senza fare riforme strutturali ricordati che la maggioranza degli italiani non vota e a loro, tra i quali ci sono pure io, questa Italia gli fa schifo. Un ritorno a governi tecnici, alla Mario Monti per poi tornare alle ammucchiate paleo-sinistrorse non sarebbe piu’ tollerato. Potresti provocare disastri e guerre civili se procedi ancora col freno a mano tirato. Tutte le tue manovre sul piano internazionale non ti sono servite a niente. Sull’Ucraina Trump ti ha solato per bene mollando il tuo protetto ex comico e mascalzone corrotto cronico. Coi Palestinesi, a meno che non sfoderi un business a favore degli italiani, sei totalmente impopolare. Hai un governo stabile ma anche Berlusconi lo aveva. E come e’ finita? Tecnici, sinistre, grillini e paraccari vari. Fai questo ……. di riforma del premierato e tappa la bocca agli idioti di centro che straparlano. I presidenti della repubblica italiana fanno vomitare. Napolitano e’ stato un autarca farabutto altro che democrazia e questo Mattarella e’ solo un ostacolo alle riforme che servono. Non ti cullare sugli allori. Adesso o mai piu’. Anche come donna non mi pare che sei riuscita a salvare le vittime di stupri e violenze di ogni tipo. Ultima annotazione: la Legge Mammi’ va abrogata. L’etere è degli italiani e non puoi continuare ad appaltarla a Cairo o Piersilvio. Basta con gli opinionisti, con i talk show di fighetti e fighette. Gli italiani sono colti. Amano l’intrattenimento ma di livello, composto, elegante e sobrio. Proporre gli stereotipi da imitare con isole di famosi o grandi fratelli e’ una cosa da straccioni e imbecilli. Tutto questo schifo deve finire altrimenti bye bye! Meglio Vannacci… megli chi non teme di dare voce a un “grido di dolore” di un popolo che si è definitivamente rotto i coglioni!

      • XMAS il 14 Novembre 2025 alle 00:22
      • Rispondi

      Spulciando quà e là ho trovato questo articolo dal titolo la MANDRAKATA cosa ne pensi?
      Da un paio di mesi, da quando sono saltate fuori le cifre della legge di bilancio, tutti hanno cominciato a interrogarsi sul perché Giorgia Meloni stesse per partorire una manovra 2026 decisamente micragnosa. Una miseria da 18 miliardi di euro. Roba da poverelli, senza alcuna spinta per la crescita, sogno o visione: spiccioli al ceto medio, un brutto bluff sull’aumento dei fondi Sanità, nessuna sterilizzazione dell’aumento di tre mesi dell’età pensionabile e l’incremento del peso del fisco su chi affitta.
      Insomma, una serie di interventi – a parte la rottamazione delle cartelle esattoriali e i 4,5 miliardi di tasse sulle banche – che invece di portare consensi alla premier rischiano di farglieli perdere. Tanto più che la pressione fiscale è ancorata al 42,8%, sui valori massimi degli ultimi dieci anni.
      La mossa del governo appare ancora più clamorosa e autolesionista se si considera che lo scorso anno Meloni ha sfornato una manovra da 24 miliardi di euro, schizzata a 28 miliardi con i primi decreti attuativi. E l’anno precedente, sempre la leader di Fratelli d’Italia, battezzò una legge di bilancio salita fino alla vetta di 35 miliardi. Insomma, il braccino corto in materia di misure economiche non sembrava essere nel Dna dell’underdog della Garbatella. Invece, ecco la sorpresa, accompagnata da una sforbiciata lacrime e sangue a tutti i ministeri. Inclusi gli 89 milioni tolti a quello della Salute. Che è un po’ come rubare i soldi dal cappello di un mendicante cieco.
      La spiegazione della “manovra mignon” e di tanta parsimonia fornita dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è il rispetto dei parametri europei sui conti. Proseguire sulla strada della “serietà e credibilità”. Rassicurare, dunque, i mercati e le agenzie di rating. Tant’è che lo spread non era sceso così in basso (77 punti base) dal 2010 e Moody’s & Co. hanno cominciato ad alzare i voti.
      Giorgetti mente, ma solo in parte. Se la manovra 2026 si fermerà a 18 miliardi è davvero in ossequio alle regole contabili di Bruxelles. L’obiettivo vero di Meloni, però, non è certamente quello di far felici Ursula von der Leyen e il cerbero commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis. La premier italiana sta per sfornare una legge di bilancio che vale lo 0.8% del Pil per far scendere il deficit sotto il 3%, a fronte del 3,3% concordato con Bruxelles. E ciò permetterà al governo di uscire con un anno di anticipo della procedura d’infrazione per deficit eccessivo attivata dall’Unione europea nel 2024. Con l’effetto – e sta tutta qui la ragione della brutta legge di bilancio appena scritta e in via di approvazione – di poter varare tra un anno una manovra decisamente espansiva. Con ricchi premi e cotillon. Botti e fuochi d’artificio. Perché, guarda caso, la prossima legge di bilancio sarà proprio quella che porterà alle elezioni politiche della primavera 2027. Il voto con cui Meloni spera di fare il bis a palazzo Chigi, per poi salire due anni più tardi al Quirinale.
      Giorgia tra dodici mesi, sotto l’Alberto e nella calza della Befana, libera dalla procedura per deficit eccessivo, farà la mandrakata. Regalerà agli elettori ciò che aveva promesso. Non tutto, ma molto. Tra i suoi consigliere economici c’è la certezza che arriverà “un’importante” sforbiciata alle tasse. Un aumento dell’assegno unico universale. L’introduzione dell’ormai famoso (ma mai realizzato) quoziente familiare premiando le famiglie con più figli. L’estensione della flat-tax per le partite Iva fino a 100mila euro. Il taglio delle accise, che finora invece di diminuire sono cresciute.
      Più altri interventi “creativi” come qualche bonus. Ricordate gli 80 euro di Renzi? Ecco. La strada sarà quella: misure “immediatamente percepibili” dagli italiani, per avere un ritorno immediato in termini elettorali. Ma senza far saltare del tutto il banco: Meloni a Palazzo Chigi ci vuole restare, dunque dovrà continuare a dover lisciare il pelo ai mercati finanziari, vigilare sullo spread e corteggiare le agenzie di rating.

    • ALDO il 14 Novembre 2025 alle 07:57
    • Rispondi

    Penso che e’ una ipotesi credibile. Ma sarebbe veranente un calcolo errato. Io credo che l’elettorato di FdI sia molto stratificato. Nel senso che ci sono i fedelissimi che sono un 5,6%. Tutto il resto è ondivago. Ma di quel 30% la meta’ sono cattolici tradizionalisti e il resto sono proto fascisti ossia illusi di in ritorno di governi dittatoriali. Basta un niente per tornare a percentuali ad una cifra. Una tempesta monetaria o una bolla immobiliare o altro e il bluff si scopre. Non credo che Meloni punti alla Presidenza della Repubblica. Sarebbe una idea miope. Primo perché non avra’ mai i voti per farsi nominare e secondo perche’ credo che lei campi alla giornata. Si tiene stretta quello che ha e tiene un profilo bassissimo perche’ ha paura che eventi imprevisti la mettano in crisi. Da qui al 2027 manca un secolo. Le cose possono cambiare in una frazione di secondo e l’Italia non è in grado di resistere a tempeste economiche o geopolitiche. Finora le e’ andata di lusso ma ha deluso pesantemente chi l’ha votata e generato odio e invidia nell’opposizione che non vede l’ora di appenderla a Piazza Loreto. Nel 2026 ha due scelte: o tira fuori gli artigli e impone ordine e disciplina o prenota un posto per l’isola degli ex famosi. Magari fara’ la fine della Mussolini. Tutto puo’ essere

    • ALDO il 14 Novembre 2025 alle 08:20
    • Rispondi

    Dimenticavo…. L’80% degli italiani, di tutti gli italiani, è filo russo. Se Meloni non molla l’idiota comico ucraino prima che si arrenda e fugga con un sacco di quattrini, restera’ col cerino in mano a ballare l’allygally con la baronessa tedesca (altro clown da circo degli straccioni). Se e’ astuta fiuta l’aria lo molla altrimenti va all’isola degli ex famosi

    • XMAS il 14 Novembre 2025 alle 18:18
    • Rispondi

    Per il momento la Baron VDL ha stanziato altri 3 miliardozzi di euro al comico che pagheremo sempre tutti noi (eccetto Ungheria e Slovacchia).Comunque le cose per l’Ucraina non sono giulive nonostante l’appoggio soprattutto dell’UK.Non credo che la ns beniamina farà ad un certo punto la voltagabbana ritirando l’appoggio al comico a meno che non lo faccia apertamente Donald.
    E poichè buon sangue non mente hanno beccato un altro ministro della cricca Zalenski ,con codazzo al seguito, che si intascava i soldoni europei mandandoli in conti offshore .Basta dire che, da fonti attendibili, il 20% delle armi fornite sparisce senza lasciare traccia per altri lidi.Chissà chi incassa i soldoni delle vendite.
    Ma ora la ns Meloni è occupata a confermare il patto di ferro con Rama magari donando altre motovedette e navi e confermando ,ancora una volta,il mantenimento del Resort per clandestini.
    Intanto l’hot spot di Lampedusa è sovracarico (773)che il traghetto di linea continua a traspordare a Porto Empedocle.Sicuramente se il Dio Eolo non ci aiuta arriveremo a quota 70mila per fine anno mentre una nuova nave ONG si è aggiunta alla flotta con bandiera tedesca.

    • ALDO il 14 Novembre 2025 alle 19:29
    • Rispondi

    Effettivamente, per ora, il progetto albanese e’ un flop. Giorgia Meloni dice che abbiamo perso due anni ma non per colpa sua. Ed è vero. Ma due anni sono i due terzi del suo governo e il calcolo del rapporto costi/benefici è al passivo. Sull’Ucraina io dico che facciamo ridere a crepapelle. Domani il nano comico va da Macron e i ministri europei si riuniscono per cacciare altri soldi da dare, cash, a kassinsky e a babbo morto a Trump per armi anericane da regalare a Kazxinsky che se le rivende a borsa nera qua e la’. Poi Meloni adesso fa un sondaggio per vedere se il suo consenso è calato che un dubbio pare che gli sia venuto. In tre anni i reati sono aumentati vertiginosamente come gli sbarchi. E se ne sono accorti pure i ratti che camminano per Roma insieme a gabbiani e cinghiali ma ai politici non da fastidio. Roma è il loro vespasiano una suburra tra buche, transenne, lavori in corso iniziati e mai terminati, muri imbrattati dai writers, movidas a gogo’, macchine parcheggiate ovunque, spacciatori e borseggiatori, traffico folle, file interminabili ovunque. Eppure i politici a Roma ci stanno come il pisello nel suo baccello. Paghiamo l’Ama come se vivessimo in in resort a 12 stelle e i cassonetti traboccano ovunque con gli zingari che ci si tuffano dentro. Non si vede mai una pattuglia di polizia o carabinieri. Non si vede mai uno scopino o un giardiniere. Pero’ in televisione il Sindaco e la sua fascia tricolorata appaiono ovunque e lui ride… ride… ride… ride sempre. Ci piglia per il culo? Magari. Lui ride perche’ ci crede. Lui è il sindaco della citta’ piu’ bella del mondo e bisogna credergli perche’ lo dice anche il clan dei Casamonica. Ovvio!

    • XMAS il 14 Novembre 2025 alle 22:04
    • Rispondi

    I Costi Diretti dell’Accoglienza
    Il Sistema di Accoglienza (CAS, SIPROIMI/SAI, Centri SPRAR)

    Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia è articolato in diverse strutture:

    Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS): il costo medio per migrante varia tra €35 e €45 al giorno (fonte: Ministero dell’Interno).
    Sistema di Protezione per Titolari di Protezione Internazionale (SIPROIMI/SAI): il costo medio per migrante è di circa €20-€35 al giorno, comprensivo di servizi di integrazione.

    Nel 2023, sono stati accolti circa 120.000 migranti, con un costo annuo stimato:

    CAS (70% dei migranti – 84.000 persone): circa €1,2 miliardi (€40 al giorno per 365 giorni).
    SIPROIMI/SAI (30% dei migranti – 36.000 persone): circa €330 milioni (€25 al giorno per 365 giorni).
    Totale spese accoglienza diretta: circa €1,5 miliardi/anno.

    Procedure Burocratiche e Legali

    Le procedure legali e burocratiche comprendono valutazioni delle richieste di asilo e servizi legali:

    Costo per persona: €200-€500.
    Spesa complessiva annuale: €50-€100 milioni.

    I Costi nei Settori Pubblici
    -Sanità

    I rifugiati e richiedenti asilo hanno diritto al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che include:

    Cure primarie (trattamenti medici generali, emergenze sanitarie).
    Salute mentale (PTSD e disturbi legati alla migrazione).
    Costo per migrante: €500-€1.000/anno.
    Spesa annuale complessiva: €60-€120 milioni.

    Istruzione

    L’integrazione dei minori migranti comporta costi significativi:

    Minori stranieri non accompagnati inseriti nel sistema scolastico.
    Corsi di italiano e supporto educativo.
    Costo medio per studente straniero: €5.000-€7.000/anno.
    Spesa annua stimata: tra €250 milioni e €350 milioni.

    Welfare e Integrazione

    I rifugiati possono accedere a sussidi sociali e programmi di integrazione finanziati da UE e Stato:

    Costo stimato: €50 milioni/anno.

    Impatto Economico e Sociale
    Costi vs. Benefici

    A breve termine, i costi netti dell’accoglienza sono stimati tra €3 miliardi e €5 miliardi/anno.

    Impatto sulle Comunità Locali

    La concentrazione di migranti in alcune aree (es. Lampedusa, Roma, Milano) può aumentare la pressione sui servizi pubblici, generando tensioni sociali e costi per la sicurezza

    L’Italia sostiene la maggior parte dei costi per l’accoglienza:

    Nel 2016, l’UE ha coperto solo il 2,7% dei costi (€46,8 milioni su €1,7 miliardi spesi dall’Italia).
    I fondi FAMI (2014-2020) ammontano a €130 milioni/anno, insufficienti rispetto alle spese nazionali.

    L’Immigrazione Clandestina e le sue conseguenze.

    Maggiori costi per accoglienza e gestione.
    Difficoltà di integrazione e sfruttamento lavorativo.
    Incremento dell’illegalità e tensioni sociali.
    Sovraccarico del sistema di accoglienza, riducendo le risorse disponibili per chi ha diritto all’asilo

    Il costo totale annuo per l’accoglienza dei migranti in Italia è stimato tra €2,5 miliardi e €5miliardi, includendo accoglienza diretta, sanità, istruzione e welfare.
    Aggiungiamo quelli arrivati nel 2024 e 2025 + il costo del Resort in Albania e otteniamo il bel risultato di circa 35 miliardi ovvero una finanziaria .Pero’ non ci sono risorse x una vera riforma IRPEF.
    Se poi aggiungiamo gli Ucraini facciamo un ulteriore botto.

    • ALDO il 15 Novembre 2025 alle 09:25
    • Rispondi

    Il 49,1% degli italiani non ha fiducia di questo governo. E’ una indagine molto recente. Io vorrei che questo dato diminuisse. Vorrei un governo che raccoglie molti consensi e fosse longevo e illuminato. Le spese per accoglienza e tentativi di integrazione sono ispirate a filosofie vaticane. Aggiungo quindi anche l’8 per mille e i costi per mantenere in piedi in mondo marcio e inutile. Giorgia Meloni non è Torquemada e non puo’ lottare contro il cancro che abbiamo ereditato da Benito Mussolini ossia i Patti Lateranensi. Sia destra che sinistra vogliono il potere e carezzano il pelo della bestia papale. Invertire questa mostruosa tendenza a sottomettere un popolo laico ad un regime confessionale e teocratico e’ per ora impossibile. Forse una guerra civile o un terribile evento di portata devastante potrebbe innescare un ravvedimento. Come dire che anche l’Apocalisse giova ai giusti

    • ALDO il 15 Novembre 2025 alle 09:44
    • Rispondi

    Ragionando per paradossi. E’ possibile abolire i patti lateranensi? Se l’Italia volesse procedere unilateralmente, senza l’accordo della Santa Sede, si aprirebbero scenari molto più complessi:
    1. Revisione Costituzionale (Art. 138): L’Italia dovrebbe ricorrere al procedimento di revisione costituzionale (Art. 138) per modificare o abrogare l’Articolo 7 della Costituzione.
    • Questo richiede un iter aggravato: doppia approvazione da parte di entrambe le Camere con un intervallo di almeno tre mesi, e poi un referendum confermativo (se non approvato con la maggioranza qualificata dei due terzi nella seconda votazione).
    • Questo è il percorso più solido dal punto di vista del diritto interno, ma è politicamente molto impegnativo.
    2. Denuncia del Trattato Internazionale: Sebbene il Concordato sia stato ampiamente modificato nel 1984, il Trattato Lateranense ha valore di trattato internazionale. Denunciare un trattato è un atto di diritto internazionale che comporterebbe gravi conseguenze politiche e diplomatiche, oltre a violare indirettamente l’Articolo 7 della Costituzione finché non venisse modificato.
    Referendum Abrogativo
    • Non Ammesso: La Corte Costituzionale ha già stabilito che non è ammissibile un referendum abrogativo sul Concordato (o sulle leggi di esecuzione dei Patti), in quanto riguarda un trattato internazionale con uno stato estero (la Santa Sede), escludendolo dalla possibilità di referendum secondo la Costituzione.
    In sintesi, abolire i Patti Lateranensi richiederebbe un accordo con la Santa Sede (improbabile) oppure un complesso procedimento di revisione costituzionale dell’Articolo 7, con tutte le incognite politiche che ne deriverebbero. Argomento chiuso. Purtroppo!

    • ALDO il 15 Novembre 2025 alle 11:05
    • Rispondi

    Per approfondire il senso delle cose e perche’ l’Italia spende ogni anno molti miliardi per accogliere immigrati clandestini:
    Esaminiamo il ruolo della Caritas e di Enti Religiosi: I veri attori economici e operativi nell’accoglienza in Italia sono gli Enti Ecclesiastici della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), come la Caritas e le Diocesi. Questi enti: Gestiscono centri di accoglienza (CAS, SAI/SPRAR) in convenzione con il Ministero dell’Interno/Prefetture, ricevendo fondi statali per l’accoglienza.Utilizzano fondi propri (derivanti da donazioni, lasciti, e l’Otto per Mille) per progetti di inclusione sociale, formazione professionale e borse lavoro per i migranti (inclusione economica e sociale). Ma il Vaticano non gestisce direttamente i centri in Italia, ma ispira, coordina e in alcuni casi finanzia le attività caritative della Chiesa nel mondo. Tutto cio’ premesso va ricordato che lo Stato della Città del Vaticano, in quanto Stato sovrano con i propri confini, ha adottato negli anni norme severe per l’ingresso non autorizzato nel proprio territorio. Nessun clandestino puo’ mettere piede dentro il vaticano in quanto sono considerati persone non gradite alla curia. Questo è un tipico atto di sovranità di un micro-Stato e mira a mantenere la sicurezza interna, senza collegamenti diretti con le politiche di accoglienza italiane che, al contrario, per interessi vaticani devono tenere le frontiere ben aperte.

    • XMAS il 15 Novembre 2025 alle 19:12
    • Rispondi

    Sull’abolizione dei patti Lateranensi ti rispondo con due parole”Pura Utopia” nonostante non abbiano piu’ ragione di esistere se non per motivi di business.
    Rimangono ancora in vigore nel ns ordinamento per convenienza 37 decreti del Duce,che non sto ad elencare, nonostante , a suo tempo,Calderoli in combutta con Napolitano ,Berlusconi ed Alfano ne abbiano abolito circa 2mila.
    Lo Stato del Vaticano o Chiesa Cattolica grava sul bilancio della ns spesa pubblica secondo l’UAAR di circa 7 miliardi/anno:
    Insegnamento della religione cattolica nelle scuole-1,25 miliardi
    Ricavi 8x mille-1,13 miliardi
    Esenzioni per il pagamento IMU nella quale confluiscono l’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) e le tasse sui rifiuti e altri servizi comunali. Ad oggi un gran numero di edifici commerciali, tra i quali alberghi, case di cura, pensionati, strutture sportive e ricettive e molto altro sono esenti dal pagamento dell’imposta, nonostante generino alla Chiesa introiti ben sopra al valore di mercato.
    I contributi delle amministrazioni locali alle scuole costituiscono la successiva voce di spesa più ingente, aggirandosi intorno ai 500 milioni di euro, somma addirittura superiore a quella stanziata a livello statale, che si aggirano intorno ai 430 milioni di euro. Questi ultimi sono versati in conseguenza della legge n. 62/2000, che ha stabilito che le scuole paritarie fanno parte a pieno titolo del sistema di istruzione nazionale e vanno di conseguenza finanziate.
    Spese di entità minore, ma comunque ingente, rientrano sotto le voci di servizi appaltati in convenzione ad organizzazioni cattoliche (300 milioni), contributi erogati dai Comuni (257 milioni, stima del 2010), contributi erogati dalle Regioni (242 milioni, anche questa stima riferita al 2010), fino ad arrivare a voci curiose quali gli sconti comunali per l’accesso a Zone di Traffico Limitato (1,5 milioni di euro) e le riduzioni del canone TV (370 mila euro).
    Sono circa cinquanta le voci di spesa in totale, e la cifra finale è da capogiro.
    Magari tutto questo fosse abolito !!!!!!

    • ALDO il 15 Novembre 2025 alle 22:13
    • Rispondi

    I miei complimenti! Un calcolo perfetto. Io posso aggiungere un dato solo. L’otto per mille viene assegnato in base ad una percentuale di preferenze che portano nel 2025 nelle casse vaticane piu’ di un miliardo. Ebbene conosco il dato del 2021: il 69,51% del totale dei contribuenti ha indicato la chiesa cattolica. Lo stato ha ottenuto il 24,63% delle preferenze. Ecco perche’ hai ragione. Cifre mostruose che vanno per spese inutili ma apprezzate da oltre i due terzi degli italiani. Con la carta costituzionale e leggi e leggine a tutelare l’esecuzione costante del rito piu’ assurdo che si possa celebrare.

    • XMAS il 16 Novembre 2025 alle 17:47
    • Rispondi

    Veramente non capisco come si faccia a dare l’otto x mille allo Stato Vaticano chiamato Chiesa Cattolica per pagare anche gli alloggi privati(alcuni di 400 mq) principeschi di cardinali e vescovi che risiedono a Roma.Personalmente lo do sempre alla Ricerca.

    • ALDO il 17 Novembre 2025 alle 14:08
    • Rispondi

    E’ molto semplice. La maggior parte dei contribuenti non indica la preferenza. Sono i commercialisti e i caf ad aggiungere la chiesa cattolica in cambio di…. Amicizia o altro… aggiungo che l’importo complessivo dell’erogazione non viene comunicato. Teoricamente sarebbe onesto ottenere un bilancio per sapere quei soldi come vengono spesi. Ma lo Stato Italiano non lo fara’ mai. Aggiungo che il contributo alle scuole paritarie (san giuseppe de merode. Villa Flaminia, San Leone Magno, Cristo Re) non ha portato un calmiere delle rette che sono pagate dalle famiglie ben volentieri per mantenere in piedi una istituzione elitaria costosissima che esclude anche il ceto medio e la piccola borghesia. Praticamente manteniamo una setta confessionale devota al lusso, arrogante e sfacciata.

    • ALDO il 17 Novembre 2025 alle 14:55
    • Rispondi

    Nello specifico: Formalmente, la legge 222/1985 prevede che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) trasmetta un rendiconto annuale all’autorità governativa (Ministero dell’Economia e delle Finanze o Presidenza del Consiglio dei Ministri). In merito l’organo che ha sollevato i rilievi più significativi è la Corte dei Conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con specifiche deliberazioni (ad esempio, la n. 16/2014/G).
    I rilievi non si sono concentrati sull’autenticità contabile dei bilanci della CEI (che sono certificati da revisori esterni), quanto piuttosto sull’efficacia e la completezza del controllo statale e sulla trasparenza del meccanismo nel suo complesso. L’opacità, la cattiva gestione, e talvolta veri e propri scandali, hanno minato la fiducia pubblica, con una conseguente diminuzione delle scelte espresse a favore della Chiesa Cattolica anche se la CEI continua a ricevere la maggioranza dei fondi grazie alle scelte non espresse. Infatti la critica ricorrente riguarda la ripartizione della quota proveniente dalle scelte non espresse (cioè i contribuenti che non firmano). La legge prevede che questa quota venga ripartita in proporzione alle scelte espresse, il che avvantaggia notevolmente la Chiesa Cattolica e questo non appare come un meccanismo democratico. Periodicamente, la cronaca ha riportato casi di singole figure del clero (sacerdoti, abati o anche figure in Vaticano) coinvolte in appropriazione indebita, investimenti spericolati o utilizzo improprio di fondi. Credo che interrogativi e perplessità siano legittimi ma regolarmente ignorati e svillaneggiati

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