Immigrazione: Alfano dimentica di essere ministro dell’Interno e leader del partito che tiene in piedi il governo

Leggendo le dichiarazioni di Angelino Alfano sorge il dubbio che abbia dimenticato di essere lui il ministro dell’Interno e il leader del partito che tiene in piedi l’attuale governo Renzi. Dice che le navi della nostra Marina Militare non possono diventare traghetti a disposizione degli immigrati del nord Africa, ma è proprio questo esecutivo ad aver messo in piedi la fallimentare operazione ‘mare nostrum’ che nelle ultime 48 ore ha visto sbarcare sulle coste siciliane 1149 migranti. L’Europa deve farsi carico delle spese di mantenimento dei richiedenti asilo e dei rifugiati, ma questo governo non ha fatto nulla per rivedere quelle norme dell’Unione europea che scaricano sull’Italia oneri e costi e costringono la nostra Nazione a spendere circa 900 euro al mese a immigrato. Il ministro Alfano afferma poi che i richiedenti asilo che non hanno i requisiti debbano essere rimandati indietro ma è sempre questa maggioranza ad aver svuotato il fondo per il rimpatrio dei clandestini destinando i fondi all’accoglienza. Il ministro precisa che la sicurezza è un tema centrale ma è proprio questo governo, con il sostegno di Forza Italia e M5S, ad aver abolito il reato di immigrazione clandestina lanciando al mondo intero il segnale che l’Italia è pronta ad accogliere e a mantenere chiunque. Ecco, ci auguriamo che le emergenze di questi giorni facciano rinsavire i partiti che si dichiarano di centrodestra e li spingano a togliere il loro sostegno alle politiche pro-immigrazione di questo governo di sinistra. Tutto il resto sono slogan buoni per la campagna elettorale.

Dl Irpef: l’unica certezza è la spregiudicatezza di Renzi, che dichiara coperture totalmente inventate

L’unica certezza che abbiamo sui famosi 80 euro in busta paga è che le coperture che dovrebbero sostenere il provvedimento non sono ancora chiare. E questo racconta la spregiudicatezza di Renzi, che nel corso delle sue conferenze stampa espone coperture totalmente inventate con un coraggio che obiettivamente non tutti i politici hanno e che a confronto trasformano i discorsi di Wanna Marchi in delle lectio magistralis. Questo atteggiamento di Renzi può significare due cose: è bravo e riuscirà a trovare i soldi oppure ci troviamo di fronte al tentativo di far finta di portare a casa tutto il possibile entro il 25 maggio per far votare gli italiani ignari e speranzosi, per poi scoprire troppo tardi che il costo di quei contentini era altissimo. Un po’ come si faceva nella prima Repubblica con le marchette da campagna elettorale. Ecco questa sarebbe una responsabilità molto grave.

Dl lavoro: nessun coraggio o rivoluzione, è solo un’altra occasione persa

Non riusciamo ad appassionarci al dibattito di queste ore sul dl lavoro, che approdera’ domani in aula e sul quale il governo intende porre la fiducia. Al momento del suo insediamento l’Esecutivo Renzi aveva parlato di una riforma coraggiosa e rivoluzionaria, fondata sul principio del contratto unico di lavoro e di ammortizzatori sociali uguali per tutti. Ancora una volta, pero’, alle grandi promesse non sono seguiti i fatti. Il nostro mercato del lavoro non verra’ certo rilanciato con le misure di dettaglio sui contratti a termine e sull’apprendistato del dl messo a punto dal Poletti. Questo decreto sembra purtroppo un’altra occasione persa mentre l’economia italiana continua a subire il peso della crisi. Quando il governo vorra’ realmente affrontare con determinazione il tema del lavoro, Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale sara’ felice di dare il proprio contributo, a partire dalle battaglie inserite fin dall’inzio nel nostro programma per superare una volta per tutte l’inaccettabile distinzione tra lavoratori di serie A e di serie B.

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Tardive le parole di Alfano sul corteo di Roma. Si schieri con le Forze dell’Ordine e chieda le dimissioni di Bubbico

Prendiamo atto delle parole, anche se molto tardive, del ministro Alfano. Non possiamo e non vogliamo però dimenticare quelle del suo vice Filippo Bubbico che invece di proporre soluzioni per individuare i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Roma si è limitato a un’accusa generalizzata dei propri uomini. Al di là delle parole di oggi, Alfano dimostri con i fatti di stare dalla parte dei tutori dell’ordine e non con il suo vice che con il suo agire fa da sponda alla sinistra. Come titolare del Viminale non si limiti a dire no alle assurde proposte di Bubbico ma chieda e ottenga dal presidente del Consiglio Renzi le dimissioni del suo vice ministro.