L’editoriale su “Il Tempo” sul discorso di Mattarella: “Ma ora diciamo basta alla retorica”

II discorso del nuovo Presidente della Repubblica è stato talmente rassicurante da essere preoccupante. Una prova di arte oratoria che si addice ad un politico navigato della vecchia scuola democristiana: tante belle parole ma molto distanti dalla realtà che l’Italia vive ogni giorno. E il tono sobrio e consolante utilizzato da Mattarella ci fa guardare con preoccupazione a quella che sarà l’azione del settennato presidenziale. Ha descritto la drammatica crisi economica italiana come se si trattasse di una catastrofe naturale e non la logica conseguenza delle fallimentari politiche economiche e monetarie dell’Europa avallate ed eseguite dagli ultimi tre governi.

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Da Mattarella un discorso impeccabile. Da perfetto democristiano

Dal nuovo Presidente della Repubblica un discorso talmente rassicurante da essere preoccupante. Nell’ineccepibile discorso alla Nazione di Sergio Mattarella, abbiamo assistito ad una notevole prova di arte oratoria come si addice ad un politico navigato della vecchia scuola democristiana. Come un buon padre di famiglia, è stata riservata una buona parola e una carezza per tutti.

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Meloni a Libero: «Ora un fronte anti-Renzi con Lega e delusi azzurri»

«Il centrodestra è finito. Chi vuole creare un’alternativa deve unirsi. Mi rivolgo al Carroccio ma anche ai dissidenti di FI, Ncd e M5S».

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Quirinale: il grande rottamatore Renzi si conferma vecchio nel metodo e nel merito

«Ci troviamo di fronte a un’occasione mancata per portare l’Italia nella Terza Repubblica. Il grande rottamatore Renzi si conferma vecchio nel metodo e nel merito. Nel metodo perché ha contribuito a bocciare gli emendamenti di Fratelli d’Italia per l’introduzione dell’elezione diretta del Capo dello Stato. Nel merito la persona che viene proposta agli italiani, senza nulla togliere alla stima che si può avere per Mattarella, viene dritta dalla Prima Repubblica, dalla ‘Balena Bianca’, da quella Corte Costituzionale che sembra voler solamente confermare privilegi come quello delle pensioni d’oro. E questa scelta segna anche una continuità con le politiche di sottomissione ai diktat dell’Europa a trazione tedesca che abbiamo visto in questi anni».

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