Monti: è finita la farsa del governo tecnico ed è stato smascherato il progetto oligarchico di cui è espressione

Oggi è finita la farsa del governo tecnico. Altro che servizio all’Italia: con Mario Monti che accetta di guidare la lista dei poteri forti è stato smascherato definitivamente il progetto oligarchico di cui è espressione. Siamo stati in pochi, fuori dal coro dei plausi che provenivano anche dalle fila del Pdl, a sostenere sin dall’inizio che questo Esecutivo aveva una chiara connotazione politica, agli antipodi delle storiche posizioni del centrodestra. I fatti ci danno ragione. La nostra ostilità al governo Monti è sempre stata di merito e sui contenuti: è sbagliato credere che il risanamento possa essere fatto solo di rigore e nuove tasse a prescindere dalla crescita, che si possano rimandare a tempi migliori l’equità e le riforme coraggiose e che l’economia finanziaria meriti più attenzione dell’economia reale. Adesso finalmente la voce torna al popolo italiano che potrà scegliere senza inganni e sotterfugi tra diverse e distinte visioni politiche ed economiche.

Se Monti ha deciso di candidarsi presenti lista con suo nome e si misuri con consenso

Mario Monti è stato prezioso per l’Italia finché ha avuto ruoli autenticamente tecnici. Ma da quando è stato imposto come Presidente del consiglio è iniziata la sua metamorfosi. La politica delle tasse a più non posso ha depresso la nostra economia e i provvedimenti che tutti si aspettavano da un Esecutivo di tecnici, come l’aggressione del debito pubblico e i provvedimenti sulla crescita, non hanno mai visto la luce. Poi sono iniziati i balletti tipici del teatrino della politica: “scendo in campo, non scendo in campo, forse si, forse no”. In queste bugie da politicante navigato, la pagina più triste è stata quella del forte e imbarazzante sostegno dato da capi di stato esteri, a cominciare da Angela Merkel, a una eventuale candidatura del professore. Ed è lì, a Bruxelles, che si conferma l’impossibilità di un nostro qualunque sostegno a Monti: se è il candidato della Merkel non può essere il nostro; se la sua azione è funzionale all’economia tedesca non può esserlo per l’economia italiana, completamente diversa per natura e vocazione. Per come Monti ha governato l’Italia, senza che fosse stato indicato dagli italiani, contando sul sostegno delle forze politiche e su una solidarietà istituzionale senza precedenti, sarebbe stato più serio mantenere un ruolo “tecnico”, piuttosto che utilizzare il lavoro fatto da chi lo ha sostenuto, nel bene e nel male, per un suo personale interesse elettorale. Tuttavia, se ha deciso di candidarsi, allora Monti presenti una lista con il suo nome e si misuri con il consenso diretto degli italiani, piuttosto che dare una generica disponibilità a fare il premier se i partiti del centro e, forse, della sinistra, gli costruiranno una maggioranza in Parlamento.

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L’intervista a La Repubblica di Carmelo Lopapa

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«Dalla manifestazione tenuta ieri a Roma, che ha registrato una straordinaria partecipazione, sono emerse legittime domande di chiarezza. Sono quelle del nostro popolo, delle imprese, delle famiglie alle quali un partito serio farebbe bene a rispondere invece di “dare le spalle”. Avevamo detto ieri e confermiamo che se queste risposte non ci saranno, saremo costretti a pensare a un nuovo centrodestra. Non intendiamo confluire in un movimento preconfezionato. Vero è invece che il nostro movimento si sta confrontando sia con La Russa che con altre anime del Pdl, ovvero con tutti coloro che condividono le sue fragilità per verificare possibili convergenze».