Gen 24

Meloni a «La Verità»: «Il vento della nuova destra sta diventando un vortice»

L’intervista di Luca Telese.

Onorevole Meloni, che fate, vi state «trumpizzando»? (Risata, sospiro). «Non rispondo».

Quindi sì. (Altro sospiro). «Mi conoscete: non copio nessun modello. Non sono esterofila. Non seguo le mode. Non ho mai avuto il mito americano. Però…».

Però? «Le cose che Trump dice oggi con molta forza ed efficacia, con la risonanza di un leader mondiale, noi le diciamo da anni».

Trump si «Melonizza», quindi? «Non raccolgo perché il tema è serio: un vento impetuoso sta soffiando. Travolge antichi steccati, ridisegna confini. L’Occidente è l’epicentro del vortice».

Lei ha convocato per il 28 gennaio una manifestazione «sovranista» a Roma a cui ha invitato Salvini e Toti. Aprite la vela al vento di Trump? «Noi siamo “sovranisti” da quando siamo nati! Combattiamo il ricatto della globalizzazione da anni».

Però ora proponete un asse tra le tre anime più radicali della coalizione. Sceglierete un baricentro antimoderato? «Questa manifestazione era in programma da mesi perché lavoriamo a una rigenerazione dell’area del cosiddetto centrodestra».

«Cosiddetto»? «Sì, “cosiddetto”! La differenza tra destra e sinistra esiste ancora sul piano valoriale, nella radice storica delle identità, ma non ha più senso nella pratica politica. Non è il vero steccato, il vero muro che divide chi sta da una parte della barricata e chi dall’altra».

Sicura? «Lei non sa quante persone che incontro mi dicono: “Giorgia! Io ho votato sinistra una vita, ora, quando ti sento, sono d’accordo. Quando sento Matteo Renzi so che non lo posso più votare. Che devo fare?”».

Cosa risponde? «Semplice: che è normale. Poi che ci devono votare, ovvio. E infine che è giusto: oggi in tutto l’Occidente lo scontro è tra establishment e popolo. Tra elite e ceti impoveriti dalla crisi. Se il Pd sceglie i primi, noi stiamo con i secondi».

Quindi lei ai delusi di sinistra nasconde la sua identità per agganciarli a Fratelli d’Italia? «Al contrario: sono me stessa sempre. Proprio perché non nascondo la mia storia, posso dirgli: io sto dalla tua parte perché non ho padroni né protettori. Non ho debiti con nessuna banca, perché non devo pagare cambiali a nessun gruppo di potere».

Lei, Giorgia Meloni, ex ragazza missina apre la caccia ai delusi di centro, destra e sinistra deideologizzati? «Tutti noi del nuovo centrodestra, se abbandoniamo i vecchi obsoleti apparati ideologici per sintonizzarci con questa domanda di giustizia e identità nazionale, possiamo vincere».

Sia contro il Pd sia contro il MSS? «Certo. Rispetto al vento che soffia, nessuno dei due ha le carte in regola per batterci».

Fdi è 6 giorni dalla manifestazione più importante della sua storia. Alcuni sondaggi danno il partito oltre il 5.5%, un record. Tutti lo indicano come una delle tre gambe del centrodestra, che insieme sono intorno al 30%. Ecco perché il 28 gennaio è la prova generale di un asse politico fra tre anime definite. Cosi la Meloni approfitta dell’occasione per calare sul tavolo tre carte pesanti e dice alla Verità: 1) II nuovo centrodestra si sceglie un leader con le primarie. 2) II cosiddetto «populismo» non è un eccesso ma la lingua della modernità. Inseguo la Meloni quasi molesto – nel weekend, fra gli allattamenti di «Gigì» (Ginevra, la figlia), la preparazione dell’evento e i volantinaggi al mercato.

Onorevole Meloni, avete fatto inviti selettivi? «Per nulla: a tutta la galassia che fa riferimento al mondo del centrodestra. Dall’Idea di Quagliariello, ai liberali, ai Popolari per l’Italia, al Popolo del family day, senza dimenticare nessuno».

E Verdini non c’è? «Chi? È matto?». E Alfano? «Chi governa con Renzi che c’entra con noi? Loro sono l’ala destra del centrosinistra. Giocano in un’altra squadra». Darà un dolore a Berlusconi? «Gli faccio un piacere semmai. Sono sicura sia d’accordo con me».

Ripartiamo dalla sua nuova bussola: popolo contro elite? «Sì. La sinistra di oggi fa finta di stare dalla parte del popolo ma si schiera sempre dalla parte di finanza, banche, poteri forti».

E lei da dove vuole partire? «Dai diritti delle persone». Questo potrebbe dirlo Landini! «Può dirlo chiunque, ma io devo farlo. È la priorità, nel tempo in cui i diritti elementari sono sotto attacco».

Lei è contro il mercato? (Sorride). «Preferisco il mercato rionale al mercato finanziario». E questo non è populismo? «Lo è per la sinistra dei salotti, dei radicai chic: quando noi parlavamo di “interesse nazionale” ridevano. Ora Trump dice “protezionismo” e a loro pare bellissimo».

Cosa cambia la vittoria di Trump per voi? «Sento che gli strali del potere unico contro ogni opposizione diventano meno credibili. La diga sta crollando».

Le danno della «urlatrice televisiva», le dispiace? (Ride). «Per nulla. Anche perché lei sa che le sto parlando sottovoce: ma a chi controlla i media fa comodo delegittimarci. Se urla Renzi è “passione”, se alziamo la voce noi siamo “matti”. Ma non convincono nessuno».

Ne è certa? (Sorriso). «Ci sentiamo dire ogni giorno di tutto: siamo omofobi, razzisti, xenofobi, siamo affiliati al Ku-Klux-Klan».

La preoccupa? «Gridano al mostro perché le loro idee sono deboli. È l’unico modo per provare a fermare il vento. In America non ha funzionato».

Perché? «Stavo guardando la tv la sera in cui Meryl Streep ha inscenato il suo comizio contro Trump: ho pensato. In quella sala c’erano portafogli cosi pieni che avrebbero potuto risolvere i problemi di due stati africani».

Questo che significa? «Che la Streep per me è un’attrice bravissima. Ma di politica non capisce nulla, vive un mondo ovattato lontano anni luce dai milioni di lavoratori che hanno votato Trump. In Italia tutto questo è già accaduto».

Cosa? «Minacce, veti, embarghi: “Vi priverò della mia preziosa presenza”. Poi non si muove nessuno».

De Niro ha detto che se vince va Trump scappava in Italia. (Risata sonora). «Prima avevamo quelli che scappano dalla guerra. Poi quelli che scappano dalla fame, poi i climatici in fuga dal caldo. Ora ci sono quelli in fuga da Trump. Speriamo che almeno questi si mantengano da soli».

Però ci sono stati scontri nelle strade. «Si ricorda Hillary? Erano “un canestro di deplorabili”, cioè di “miserabili”, i sostenitori di Trump».

Battute da campagna elettorale? «No, un segno di degrado preoccupante. Chiamano “populismo” chi è diverso da loro, chi al contrario di loro non disprezza chi ha problemi economici».

La preoccupa? «Si. Il disprezzo torna ad essere una categoria di superiorità morale. Il nemico diventa “miserabile”».

Parliamo della xenofobia. «Senta, a parte De Niro, 200 milioni di persone vivono in zone teatro di guerra. Che facciamo? Accogliamo tutti?».

Le piace lo slogan «comprare americano»? «Ecco un altro punto di differenza cruciale: con lo slogan apparentemente neutro della “globalizzazione” masse umane di disperati e migranti vengono usate dal grande capitale per abbassare il costo del lavoro in Italia ed Europa».

Siete «No euro» come Salvini? «La moneta unica blocca la possibilità di svalutare: così l’unico modo per recuperare competitività diventa demolire i salari. Allora è meglio svalutare la moneta».

Il protezionismo può funzionare? «Io non ti dico “non puoi produrre”. Dico: “Se vuoi definire una macchina europea la devi produrre in Europa”. Funziona benissimo».

Le rispondono che così si limita l’economia. «Che c’è di male? Se non lo fai, o togli il lavoro agli americani o li paghi come messicani. O togli il lavoro agli italiani o li paghi come albanesi. O come turchi. Abbiamo preso il peggio della globalizzazione».

Le imprese dicono: «dobbiamo restare competitive». «Giusto, ma dobbiamo aiutarle con gli investimenti. Però non può accadere quello che è accaduto ad Almaviva: 1.600 lavoratori a casa perché non siamo stati in grado di accettare l’idea che i call center che lavorano per aziende pubbliche italiane debbano funzionare con lavoratori italiani».

Lei vuole usare la frusta? «Voglio governare l’economia e non farmi governare da lei. E Trump con la Ford usa la frusta mentre Renzi elogia un certo manager canadese che paga le sue tasse in Svizzera, quelle della sua società a Londra, e che produce la Tipo in Turchia».

Si può dire «prima gli americani» in un paese multirazziale come l’America? «Certo: la nazione non è questione di razza. E se non fosse così vorrebbe dire che Trump l’hanno votato 60 milioni di xenofobi negli Stati Uniti e ci dovremmo preoccupare».

Così la Meloni 2.0 contende voti a Grillo. «Il MSS non ha nulla a che vedere con Trump. Ma si ricorda che dieci giorni fa erano entrati nel gruppo dei liberali europeisti? Predicano bene, razzolano male».

Sono a metà strada. «Il vento dice: di qua o di là. In mezzo non si sopravvive più». Perché di Forza Italia parlerà proprio Toti? «È il simbolo del nuovo centrodestra di governo. La prova che sui nostri temi di identità possiamo vincere e governare. Per questo quello di Roma è un palco che voglio condividere».

Escludendo chi? (Sorriso). «L’unica pregiudiziale è quella… anti nazarena. Il No ha dimostrato che il centrodestra quando sceglie può vincere». Sceglie cosa? «Esempio banche: basta usare soldi italiani per salvarle senza mettere freni a un sistema ormai fuori controllo. Basta con la favola delle banche fallite per la crisi».

Che significa? «Il 70% delle sofferenze sta in mano al 3% dei creditori: 140 miliardi. Non sono i piccoli risparmiatori falliti a rovinare le banche. È una menzogna. Sono i soliti noti». E quindi? «Se usi soldi italiani per salvare le banche vogliamo i nomi dei grandi creditori, che i manager dopo aver gestito male paghino».

E Mediaset ai francesi? «Sono contraria a tutte le dismissioni di aziende strategiche italiane a capitali stranieri: a maggior ragione lo sono per chi opera su informazione e telecomunicazioni».

Può esistere la coalizione senza che il leader sia Berlusconi? «Assolutamente sì. Lo sa anche lui». Si può scegliere un nuovo leader? «Certo. E nell’unico modo possibile: con le primarie. Sceglie chi vota».

Tre dei candidati, cui lei, potrebbero ritrovarsi sullo stesso palco il 28? «Perché no? È una bella sfida, corro di sicuro: per vincere».

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2 comments

  1. FORZA GIORGIA !

    VOGLIAMO ESSERE LIBERI DI FARCI GOVERNARE DA TIPI COME TE!

    PREGHERO’ MOLTISSIMO PERCHE’ QUESTO ACCADA!

    • Vito on 24 gennaio 2017 at 22:34
    • Rispondi

    Forza Giorgia, sei mitica. La miglior politica che la destra abbia mai avuto negli ultimi 20 anni. Avanti così

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