Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in visita a Palermo, ha reso omaggio con un mazzo di fiori alla stele dedicata a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, lungo l’autostrada A29, in prossimità di Capaci, nel luogo della strage del 23 maggio 1992 e, a seguire, ha raggiunto la Prefettura per presiedere la riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica insieme al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Successivamente, ha visitato il Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed ha tenuto un intervento alla Cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale furono uccisi Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.
Lug 14



5 commenti
Vai al modulo dei commenti
1 chi era?
Pichè non credo che vedrà la luce il blog della sconfitta sulle preferenze inserisco un commento ,non mio,che dice tutto:Presidente, oggi Lei ha trasformato un emendamento in un test sulla sua leadership.
E quel test lo ha perso.
Non perché l’opposizione abbia fatto l’opposizione, ma perché una parte della sua maggioranza non ha sostenuto la linea che lei aveva scelto di intestarsi.
E c’è un elemento politico e istituzionale che omette nel post : lei ha chiesto ai parlamentari di “metterci la faccia”, ma non si è presentata in Aula, non ha partecipato a quella votazione.
Non Facebook, ma il Parlamento è il luogo nel quale il confronto politico trova la sua legittimazione e Lei non c’era.
Poi c’è il merito.
Non è corretto raccontare che quell’emendamento avrebbe semplicemente restituito ai cittadini la scelta dei propri parlamentari.
Le preferenze sarebbero state introdotte, ma il sistema avrebbe mantenuto i capilista bloccati: una parte consistente degli eletti sarebbe rimasta comunque scelta dalle segreterie dei partiti e non dagli elettori.
Quindi non era la fine delle nomine dei partiti. Era un sistema misto, nel quale il potere degli apparati sarebbe rimasto decisivo.
E c’è un aspetto ancora più importante: il peso reale delle preferenze non sarebbe stato uguale per tutti. Nei partiti più forti, (proprio come il suo…) con maggiore consenso e maggiore capacità organizzativa, la competizione interna avrebbe potuto incidere davvero sulla scelta degli eletti. Per le forze più piccole o meno radicate, invece, il capolista bloccato avrebbe continuato ad avere un peso determinante.
Per questo non si può trasformare un sistema ibrido nella narrazione social della restituzione della scelta ai cittadini.
Anche il richiamo ai “più di 30 anni di liste bloccate” merita precisione: non sono trent’anni di liste bloccate. La stagione delle liste bloccate senza preferenze nasce con il Porcellum del 2005. Prima, dal 1993 al 2005, c’è stato il Mattarellum, un sistema diverso, fondato prevalentemente sui collegi uninominali.
Lei, che è nelle istituzioni da 28 anni, questa storia la conosce bene. Per questo quel richiamo ai “30 anni” è solo una formula di propaganda e non una ricostruzione seria e corretta della storia elettorale italiana.
Infine, quel “bocciato per un solo voto” è una lettura contabile, non politica. Quel voto di scarto è soltanto il risultato finale del voto di circa 40 esponenti della SUA maggioranza. Una maggioranza che l’ha fatta andare sotto.
Aggiungo:L’emendamento è stato depositato da Fratelli d’Italia, il suo partito. Lei poco prima del voto si è appellata al Parlamento (che nella nostra democrazia rappresenta il popolo) affinché votassero a favore.
A questo punto il voto evidenzia che sia il suo partito che lei siete stati bocciati dai rappresentanti del popolo.
Sarebbe giusto quindi ridare la parola ai cittadini, attraverso le elezioni.
Ecco il primo “candidato” della ‘palude’ rossa: VOTATE ASFODELO, lui è il capolista infiltrato da Vannacci.
Errore… Palude Nera…
Brava Giorgia !