Un fazzoletto bianco per dire basta al genocidio dei cristiani

Quanto sta avvenendo in Medio Oriente e in molte altre parti del mondo ai danni delle comunità cristiane scuote le coscienze. L’avanzata del fondamentalismo islamico, a partire dai predicatori del Califfato di ISIS, non si ferma e centinaia di migliaia di cristiani – unitamente agli appartenenti ad altre minoranze religiose – stanno pagando con la vita o con l’esilio il rifiuto di sottomettersi ai nuovi dominatori e convertirsi all’Islam. Eppure l’Europa e l’Occidente, sempre pronti a imbandierarsi di arcobaleno in nome di un generico pacifismo, appaiono timidi nel mostrare al mondo la volontà di difendere quelle comunità e la civiltà che incarnano.

Certo è fondamentale intervenire sul piano militare e politico ma occorre reagire anche sul piano della rivolta morale e culturale, di una ‘chiamata alle armi’ ideale per ritrovare la forza e le ragioni della nostra appartenenza. I simboli in questo hanno un’importanza decisiva.

Per questo, oltre ad esortavi a partecipare alle mobilitazioni che in questi giorni stiamo organizzando, come quella di domani in piazza Montecitorio in concomitanza con la riunione delle commissioni Affari esteri e Difesa, invito tutti a indossare un fazzoletto bianco al polso o al collo o un bracciale bianco, a inondare il web e i social network con immagini di fazzoletti bianchi, a cambiare le immagini dei nostri profili social adottando il simbolo “ن ” , la N araba con la quale i fanatici di Isis hanno marchiato le case dei cristiani di Mosul e a lanciare su twitter l’hashtag #siamotuttiN.

Sarà questo un modo per dire basta al massacro e alla persecuzione dei cristiani nel mondo.

Sostengano questa iniziativa simbolica i politici, i giornalisti, i personaggi della tv, dello spettacolo e dello sport, tutti coloro che con i propri comportamenti possono dare visibilità a questa battaglia. Ma soprattutto lo facciano tutti i cittadini, cristiani o laici che siano, in una grande mobilitazione trasversale che riunisca tutti coloro che non accettano di vedere propri fratelli massacrati in nome di una fede. 

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