Giorgia Meloni a «Il Corriere della Sera»: «Il prestito del Mes non è la soluzione, dal FMI nuovi diritti speciali»

L’intervento del presidente di Fratelli d’Italia pubblicato il 28 maggio 2020

Caro direttore, l’Italia ha oggi bisogno di una immediata disponibilità di risorse finanziarie sufficienti a combattere l’epidemia e difendere imprese e posti di lavoro. II dibattito su dove trovare quelle risorse è quotidiano ma nonostante ciò rimangono strade inspiegabilmente inesplorate. Perché non esiste solo l’Unione Europea tra le possibili istituzioni che potrebbero rendersi utili. Tra l’altro la Ue si sta dimostrando ancora una volta vittima degli egoismi di taluni. Le decisioni tardano ad arrivare, non sappiamo per quanto tempo la Bce garantirà il suo supporto, non conosciamo ancora come il Recovery fund sarà approvato dalla Ue, ancora di meno sappiamo sulle condizioni di restituzione di un eventuale prestito da parte del Mes (visto che finora si è ipotizzato solo di assenza di condizionalità per l’accesso al Mes, ma mai di che cosa accadrebbe a uno Stato che non rispettasse tempi e modi di restituzione del prestito).

Siamo dunque alla mercé dell’asse franco tedesco? Non necessariamente. L’Italia è una grande Nazione che oltre a essere membro fondatore delle istituzioni europee, è parte del più ampio sistema multilaterale centrato, nel campo della cooperazione macroeconomica internazionale, sul Fondo monetario internazionale. Attraverso il Fmi, i suoi 189 Stati membri possono creare nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp), sarebbe a dire attività di riserva internazionali introdotte nel 1969 per generare liquidità internazionale. Non sono un prestito del Fmi, di quelli che attiva la Troika. L’emissione di Dsp non costa nulla, non è soggetta ad alcuna condizionalità e ciascuno Stato membro ne beneficia in ragione della propria quota nel capitale dell’istituzione. Nell’arco degli anni il Fmi ha emesso circa 250 miliardi di euro in Dsp, la maggior parte dei quali per fronteggiare gli effetti della crisi finanziaria internazionale del 2007-2009. Di recente, il «Financial Times» ha proposto l’emissione di nuovi Dsp per 1.250 miliardi di euro. L’Italia ne beneficerebbe per circa 40 miliardi, m virtù del suo 3% di quota: una cifra persino superiore a quella dell’eventuale prestito Mes (ma in questo caso veramente senza condizionalità e soprattutto senza doverli restituire). L’emissione di Dsp richiede l’assenso dell’85% dei voti detenuti dagli Stati membri. Solo gli Stati Uniti, con il loro 17%, hanno diritto di veto su tale decisione. Ovviamente occorre attivarsi politicamente, soprattutto con gli Usa, ma sarebbe una ipotesi almeno da esplorare. Si possono, poi, verificare meccanismi per amplificare ulteriormente la portata finanziaria di questa emissione.

L’economista Domenico Lombardi e l’ex segretario al Tesoro britannico Jim O’Neill hanno proposto uno schema per valorizzare tali allocazioni che, per l’Italia, consentirebbe facilmente di attivare una leva di i a 5 per incrementare le risorse disponibili fino a zoo miliardi. Perché quindi non verificare la proposta del «Financial Times» e lo schema Lombardi-O’Neill, magari congiuntamente ai Bond Patriottici proposti da Tremonti? Ci consentirebbe di trattare in ambito europeo con maggiore serenità e quindi con più forza.

Per questo, se in Italia ci fosse un governo con una visione strategica, il nostro premier sarebbe già volato a Washington per parlare dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, consapevole che le sorti di una grande Nazione come l’Italia non possono dipendere solo da quanto vorranno decidere Francia e Germania in ambito Ue. Ma per operazioni come questa, forse, servirebbe un governo politico, con un chiaro mandato popolare e con la consapevolezza della forza che ha l’Italia nello scenario mondiale. 

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10 commenti

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    • Giorgio il 29 Maggio 2020 alle 08:43

    Questi signorini vogliono infilarci il mes a tutti i costi, avendo questi debilitati al governo oltre che non sanno niente vogliono buttare giù sempre di più la nostra economia e con la loro mente baccata all’evidenza che non abbiamo nessuna scelta

    • Sofia il 29 Maggio 2020 alle 08:57

    Grande Giorgia!

    • Gino Vercesi il 29 Maggio 2020 alle 09:54

    sarebbe infine anche opportuno rilevare cosa stanno tramando i tedeschi con i francesi relativamente all “‘auto elettrica””…con la pretesa di supportare il tanto chiacchierato progetto per la salvaguardia del clima….dietro la bandiera della gretina e dei suoi furbi burattinai…e rilevare anche che l’espansione dell’elettrico in Italia, non disponendo dell’energia necessaria ,ci imporrà l’importazione di kW …..magari(?!) dalla Germania…(!) o anche dalla Francia (!)….. oltra alle auo che ancora non produciamo…..!!!!
    che bellezza !!!!!

    • Domenico il 1 Giugno 2020 alle 17:36

    Beh, che Germania e Francia vogliano, artatamente, approfittare dell’ attuale debolezza dell’ Italia è del tutto evidente. Stanno “cospargendo di chiodi” la ns stada per farci andare nel “fossato”. Il MES, ad es., è chiaramente una delle trappole. Noi, dopo la Brexit, siamo l’unico Paese euro in grado di essere il loro vero competitor.

    • Gianfranco Bucelli il 1 Giugno 2020 alle 19:17

    Condivido le perplessità sul MEF. Comunque la mia proposta, basata sui Bond del prof Tremonti, ma, a mio avviso, migliorativa in quanto non inciderebbe sul debito pubblico vi è stata già da tempo inviata.

    • Roberto Giampaoli il 1 Giugno 2020 alle 21:31

    Carissima Giorgia,
    le tue argomentazioni sono condivisibilissime.
    Vai avanti con le tue posizioni che sono integralmente le nostre….
    Hai incondizionatamente tutto il nostro appoggio e sostegno….
    Viva la nostra Patria !!! …

    • Galluzzo Massimo il 2 Giugno 2020 alle 00:27

    Premesso che condivido pienamente le preoccupazioni relative ai pericoli connessi a questi fondi europei, mi permetto di aggiungere però che sono anche più preoccupato dal fatto che non vedo nessun piano concreto, dettagliato ed affidabile relativamente al loro impiego.
    Nelle imprese prima si definisce il business plan, cioè si valutano i futuri flussi di cassa che ci si può aspettare da nuovi investimenti, poi si cercano i fondi, supportati dalle prospettive attese.
    Mi pare che in politica si faccia il contrario.

    • Liliana Fiore il 2 Giugno 2020 alle 23:01

    Giorgia sei semplicemente GRANDE
    Ti auguro e mi auguro che tu possa andare al Governo….perché questo fa “schifo’.

    • Flavio Pantarotto il 4 Giugno 2020 alle 10:26

    Dice bene il Sig. Galluzzo: l’Italia ha bisogno di una politica Tatcheriana che tagli i rami secchi per deviare le risorse su quelli indirizzati al futuro. Solo così potrà riscuotere la fiducia degli investitori, e quindi contrattare le condizioni di finanziamento con chiunque, FMI, BCE o mercato interno. Non sono disposto a spendere una lira per l’ILVA o per la Ferriera di Servola (TS).
    Parliamo di nanotecnologie, di ombrelloni o di eccellenze agroalimentari, di scavi archeologici o di motociclette sportive, di calzature artigianali o di componenti per l’aerospaziale! I vecchi tesserati CGIL ci malediranno ma i loro nipoti, tra 20 anni, ci ringrazieranno (come é successo a Maggie Tatcher)!
    Un Business Plan convincente i soldi li trova, mentre senza proposte a medio-lungo termine saremo sempre in mano agli strozzini, europei o meno.
    Naturalmente, a monte ci starebbe una riforma del Sistema Giudiziario che garantisca la tutela a chi la Legge la rispetta, e colpisca chi non lo fa..
    Quindi dovremo pestare i piedi un po’ a tutti. Farà male, ma dopo passa! Ciao!

    • antonio il 4 Luglio 2020 alle 17:09

    Carissima Giorgia
    ti chiami come il grande Almirante, solo che sei anche più brava e preparata
    non mi permetterei di darti consigli ma vorrei che la nomina dei senatori a vita
    fosse sostituita con un altro riconoscimento che abbia una piccola somma di
    denaro e una medaglia d’oro senza diritto di voto naturalmente.
    E proporrei una persona che ha dato molto alla nostra Nazione e in special modo ai giovani. Gigi Riva.

    Con stima, Antonio.

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